venerdì 24 ottobre 2014

A venti nodi


13-Ottobre-14
A spasso a 20 nodi.

Tiro fuori la testa dallo sprayhood ...e chi ti vedo sul jetty ?
Andrew, 12 anni dopo e non so quante birre dopo a giudicare dalla panza esagerata che ha messo su.
Grandi saluti e abbracci (piano con gli abbracci ...sempre cultura inglese è).
Breve visita di Stranizza che apprezza molto, poi sta già mettendo in acqua il suo 32 piedi ...una similpiroga aperta con 225 Cv di motore !!!!!
Sotto la pensilina incontriamo Natascia, la moglie, con il figlioletto Ben; si carica un mega frigor da campeggio pieno di ghiaccio e ogni altro ben di di dio da bere, si sale a bordo e WOOOOOOM, dopo neanche 100 metri dal jetty si fila già a venti nodi, incuranti di tutte le barche all’ancora o supply vessels, o qualsiasi altro natante in giro...niente da stupirsi  qua è così, chiunque maggiorenne (o forse anche no) si può comprare una barca con anche 1000 Cv e via sfrecciare come un missile; precedenze? Chi, cosa? Basta dare gas e via, facendo più onda possibile per rompere i cosiddetti ai poveri velisti all’ancora. Non vale neanche incazzarsi ...questa è la cultura che non cambieremo certo noi con la nostra breve presenza.
Comunque bando ai sofismi filosofici, è bello dopo tanti mesi di basse velocità, filare come il vento a 20 nodi, e godersi il panorama tra le isole, ecco la linea di corrente ....ma chi se ne frega… via di gas e chi la vede la corrente.
Arriviamo in una piccola baietta dopo Scotland bay, giù ancora, indietro fino a 4/5 metri dalla spiaggetta, giù seconda ancora sulla spiaggetta e ...via  a mollo, si può scegliere la gradazione di temperatura, vicino a poppa acqua calda , appena ci si allontana anche un paio di metri dalla spiaggia ecco che rinfresca ...una meraviglia, l’unica pecca l’acqua e un po’ verdognola, come tutta l’acqua intorno a Trinidad essendo molto vicino al grande fiume Orinoco...ma chi se ne frega...di sicuro meglio della fangosa acqua del Brasile.
Chiacchiere, birra in mano all’ombra del bimini della barca...mi sembra quasi una vacanza.

15-Ottobre-14

È ARRIVATA LA STUFA !!!
Ai Caraibi?..ma siete matti ?
Noi pensiamo alla lunga...

è arrivata, si fa per dire, il corriere Fedex (carognoni) doveva consegnarla alla dogana di Chaguaramas...400 mt in linea d’aria da dove siamo noi, ma abbiamo scoperto purtroppo in ritardo che Fedex è stato bandito dalla dogana di Trinidad per alcuni oscuri magaleppi che ha combinato in passato, quindi non può più consegnare a Chaguaramas, ma solo al vecchio aeroporto, che purtroppo è a più di una ventina di km da dove siamo noi.
Armi in spalla e affittiamo una macchina, costa poco - 25 $ al giorno tutto compreso- ma abbiamo paura di perdere qualche pezzo per strada dai vari rumori e scricchiolii che fa. Naturalmente essendo ex colonia inglese si guida a sinistra e tutti con cambio automatico, no problem, in Malesia mi sono fatto un po’ di esperienza.
Ci siamo organizzati alla grande, Antonella ha scaricato le cartine stradali di mezzo mondo sull’iPhone, seguendo il GPS mi fa da navigatrice: perfetto.
Riusciamo ad arrivare nei pressi della dogana, poi si chiede un po’ in giro ed eccoci all’ufficio.
Mentre siamo seduti in attesa che ci chiamino ...acc, dannaz, malediz..ci siamo ricordati in ritardo il dress code, pantaloni lunghi e possibilmente una polo, noi siamo qua’ in braghette e ciabattine ...ci sentiamo inadeguati.
Ci chiamano allo sportello e c’è un funzionario con la faccia burbera (se non fosse così che razza di funzionario sarebbe). Gioco di anticipo e gli profuso le nostre profonde scuse per non aver rispettato il dress code, annuisce ...sempre con la faccia truce (speriamo che non ci rimandi indietro a vestirci) comincia a fare domande da dove veniamo e da dove veniamo prima dell’ultima fermata ecc.. Poi ci dice della storia dell’Ebola, di cui io non sapevo nulla, mentre Antonella ne aveva sentito già parlare. Insomma sembra che la sua unica preoccupazione sia non essere contagiato dall’Ebola, (apro una piccola parentesi sull’Ebola avendola vissuta in prima persona quando lavoravo in Congo, dove improvvisamente senza preavviso rispuntava fuori, facendo davvero stragi di 1000/2000 persone alla volta, per poi sparire di colpo e rimanere incubata magari per un paio di anni. Diverse teorie al proposito, una che i soliti americani ..c’è chi dice giapponesi, andati nel Gabon del nord abbiano fatto esperimenti sulle scimmie per sperimentare qualche virus letale da guerra, altra versione che potrebbe comunque essere supportata dalla prima che è che qualche indigeno si sia mangiato il cervello delle scimmie – uso abbastanza comune da quelle parti-  e abbia sviluppato il virus, comunque sia ci sono sempre gli americani che pensano bene a fare del terrorismo psicologico e terrorizzare mezzo pianeta ...di quelli che muoiono in Africa chissà perché non ne parla mai nessuno)   In fretta ci mette due o tre timbri e siamo liberi con la nostra bella stufona in mano, fatichiamo non poco per infilarla sul sedile dietro...ma la storia non è ancora finita, ora abbiamo sdoganato all’aereoporto, senza aprire il pacco ci dobbiamo catapultare alla dogana di Chaguaramas, senza fermarci o altro.
Ma è già mezzogiorno, fatti 500 metri vediamo un bel chioschetto, ci fermiamo e chicken and noodle con una bevanda improbabile che pensavamo fosse ananas ma si è rivelata poi un succo di noccioline!!!

Ripartiamo sotto il sole dei 40 gradi, la macchina ...forse artritica aumenta i suoi rumorini, l’aria condizionata fa del suo meglio per stare al passo e per ricacciare indietro il puzzo di gasolio che c’è sui sedili...qualcuno deve aver trasportato taniche per la barca.
Non vogliamo dare nesun appiglio alla dogana, prima di presentarci facciamo una diversione e torniamo alla barca a vestirci con i pantaloni lunghi.
Dogana, devo dire abbastanza solerti, il funzionario chiede alla sua capa se è materiale per la barca, (in effetti una stufa ai Caraibi è quanto meno strano) la capa dopo un paio di domande approva e siamo liberi...io, Antonella, la macchina che ormai tira il suo ultimo sospiro e la bella stufona.
Per festeggiare tutti insieme andiamo in cerca di una spiaggia dall’altra parte dell’isola attraverso il parco nazionale, molto bello passare in questa stradina fiancheggiata da bambù grossi come alberi.
Arriviamo a un gate (cancello) ...20 TT dollari.. per fortuna per il parcheggio.
Parcheggiamo e ci si apre davanti una visione paradisiaca, una spiaggetta in una baia contornata da vegetazione da foresta pluviale.
Arriviamo alla spiaggetta attraverso una scaletta di legno, tutto è tenuto benissimo, il giardino curato con i suoi fiori tropicali ecc..
Siamo le cosiddette mosche bianche ...sono tutti neri a parte noi, quando ci mettiamo in costume spicchiamo come il papa sul terrazzo di San Pietro.
Qua non ci mimetizziamo mica tanto. Stanno tutti nell’acqua attaccati a riva, due bracciate e siamo fuori dalla folla, uso il plurale ma la nuotata la facciamo uno alla volta con l’altro a controllare le borse prima che ci spariscano sotto gli occhi.
L’acqua è una delizia, molto meno salata del Mediterraneo un po’ verdina per il solito Orinoco, ma trasparente, una bellezza....la stufa poverella l’abbiamo lasciata sul sedile dietro ...mica la potevamo portare in spiaggia con noi, e se dopo faceva la ruggine ?



L'incontro con Andrew

Andrew e la sua barca


Cantieri a Chaguaramas



Un pellicano di passaggio



Scotland Bay in lontananza





La spiaggetta sulla sinistra

Rientro in banchina con vista del creek



Stranizza di poppa



LA STUFA!!!

All'uscita dell' Aviation Business LTD deposit con il prezioso pacco


Sull'autostrada che passa dal centro di Port of Spain

Maqueripe Bay











domenica 12 ottobre 2014

Compressione pistoni e altro


09-Ottobre
Baia di Chaguaramas-Trinidad
on the water.



















Dopo il successo dei pannelli solari si procede …sperando che vada sempre tutto bene cosi’.
Informati per un taxi per andare a prendere i cuscinetti dell’eolico....33 DOLLARI !!!! Sono matti, costa 25 al giorno affittare una macchina...l’unico problema è che non siamo sicuri se serva la patente internazionale...domani vedremo.

Nel frattempo piccoli cioppini; si sono rotte le viti di una doghetta di tek del sedile, “ma cosa vuoi che sia...due fori e via”...mica così facile, bisogna forare l’acciaio inox, che non è subito tenero, quindi gambe in spalla e va al negozio a comprare due punte dure per inox, ora che abbiamo fatto le dovute conversioni da mm a inch (qua vendono tutto in sistema imperiale) se ne passa una mezzoretta.Torno in barca e tira fuori tutto l’armamentario, trapano, punteruolo, martello, lima ferro, cacciaviti ecc... insomma per fare due forellini se ne passano un paio di ore.

Abbiamo chiamato anche il meccanico per il motore, perché ultimamente mi sembrava che bruciasse un po’ troppo olio , anche se non si vedeva nessun fumo strano, voglio comunque fare controllare la compressione dei pistoni; voi pensate sia facile...chiama Ramon (il nome del meccanico, che io dal nome mi immaginavo uno spagnolo/messicano/portoghese....scopriremo che è un tapperotto nero come la fame, i nomi significano poco) il giorno prima...mi dice di richiamarlo verso sera, richiamo verso sera...non risponde, dopo un ora mi richiama lui, mi dice che verrà domani mattina, ma se non mi chiama lui è meglio che lo richiami io alle 9;30..ok ..ok. Questa mattina gioco di anticipo e lo chiamo alle 9:10...non serve, sfarfuglia in questo inglese strano trinidadiano mi dice che è in giro ma che verra’ verso le 11..ma sarà vero, io non ci credo e mi metto a carteggiare e dare la prima mano di primer alla cassetta di legno delle taniche del gasolio. Passano le 12...nisba...alle 12;30 lo richiamo “a fra’, vieni o non vieni se no faccio altro”,  “I am on the way , 45 minutes and I will be there”...si fa l’una e mezza...ciccia e bubu, decidiamo di mangiare, appena messo in tavola e sotto un acqua scrociante da temporale tropicale ecco che si presenta il tapperotto ...nero come la fame ...MIA  !!!che sono ormai le due e sto morendo di fame.
Smonta gli inniettori, collega il manometro fa girare il motore e su tutti e tre i pistoni leggiamo 360 psi...buono, motore come fosse nuovo, rimonta tutto, 56 euro e passa la paura...neanche troppo caro...spero che il motore funzioni ancora  :) !

10-Ott-14

Sempre a lavorare, pittura qui, aggiusta la’ ecc..domani ..per riposarci :(  sveglia alle 5;30 di mattina per beccare il mini bus organizzato da Jessy James (il nome una garanzia da bandito) per andare al mercato ortofrutticolo a Port of Spain, almeno ci distraiamo un po’...pensiamo noi, senonchè alle 21:00 il locale a 100 metri da noi attacca con la musica bella sostenuta ...che tipo di di musica? TUTTA! tutti i generi possibili e immaginabili fino alle 3 di notte...non si dorme un fico secco.

11-Ott-14

Io alle 5:30 non sento neanche la sveglia, Antonella riesce ad alzarsi e a gran fatica dopo un ettolitro di caffè puntuali alle 6:30 siamo davanti al cancello del cantiere, insieme ad altre tre donnelle. Puntualissimo arriva il mini bus, via che si va, i mercati sono sempre belli, questo in particolare non è male, un sacco di roba, tanti piccoli produttori, una gran sezione dedicata al pesce e alla carne, odori di spezie, di verdure, frutte e verdure mai viste o sentite nominare. 
Ci dividiamo i compiti, io acquisto e cerco di contrattare con poca fortuna; in questa cultura di provenienza inglese non è neanche considerato il richiedere sconti o contrattare...si perde un po’ il sale dell’acquisto, non mi diverto così...mi piace più il meridione del Mediterraneo o i paesi arabi...dove il NON contrattare ti fa’ apparire agli occhi del venditore uno sprovveduto. Antonella sta al passo con la sporta e nel frattempo da vera reporter da guera fotografa il circondario. 
C’è un gran miscuglio di razze, con personaggi davvero notevoli...insomma una gran umanità, naturalmente un sacco di rastaman.

Abbiamo un’ora a disposizione prima che il bus venga a riprenderci, riempiamo due sportone e in anticipo riprendiamo il bus, che scopriamo farà anche una sosta ad un mega supermarket per una mezzoretta.
Apriamo la porta del supermercato ed è un altro mondo, asettico, freddo, tutto ordinato e senza fantasia ...ma almeno c’è tutto ciò che cerchiamo...altre due borsone e via, alle 9:30 siamo già in barca...tutto molto ben organizzato e il trasporto ci è costato solo 5 euro a testa.

Sono riuscito a ricordarmi il nome di un collega di lavoro di Trinidad con cui lavoravo insieme in Congo nel 2004.Tanto per curiosità chiediamo in ufficio se lo conoscono...a Camille le sembra di ricordare qualcosa...guarda nel data base del cantiere e ne viene fuori il nome con un numero di telefono...ma mica siamo sicuri che sia lui. Gentilmente Charline chiama il numero e becca la moglie, prova a spiegarle il motivo della chiamata e poi mi passa la cornetta, le dico chi sono e che eravamo colleghi in Congo, mi conferma che lavora nell’oilfield...deve essere lui per forza, e che è in cantiere e tornerà per il week end, mi da il suo numero di cellulare.
Venerdì sera lo chiamo ed è proprio lui, Andrew, ha anche lui la barca a Power Boats nel cantiere dove siamo noi, e che fara’ un salto sabato pomeriggio a incontrarmi. 

Che strano rivedere persone dopo tanti anni, magari incontrate in altre parti della terra, strano ma affascinante.


L'ingresso di Power Boats con un maxi-taxi (il furgone bianco con la striscia gialla), 
dietro, il chiosco della frutta e verdura


IL MERCATO















Il mercato è un viaggio mistico.....



Le spezie, rotoli di cannella









......Del maiale non si butta niente.......
nasi e.....
si proprio ca....si




Meat and Fish





Rasta- movies  


FOOD COURT 
del mercato




... Nel caso uno volesse fregare le sedie ...




E per finire, una volta in barca,
un bel piatto di gamberi con i peperoncini dolci  e guacamole come antipasto