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domenica 27 luglio 2014

Da Cabedelo a Salvador de Bahia


08/07/14 Cabedelo  
07 02 00. S 034 51 22. W

Cabedelo a distanza. Da confrontare con l'immagine dell'arrivo

Sono ormai passati piu’ di 15 giorni dal nostro arrivo, nel frattempo ci ha raggiunti Danilo su Shaula 3 , un Ovni 385 partito un mese dopo di noi da Venezia e rimanendo sempre in contatto via e-mail con SSB alla fine ci siamo trovati a Cabedelo.
Ora, sbarcati i due di equipaggio, Danilo scendera’ da solo fino a Buenos Aires dove imbarcherà un altro paio di persone per I canali Cileni.
Shaula 3 lascia Cabedelo
Ha appena issato l’ancora ed è partito; essendo due barche con grandezze diverse non si può andare insieme di conserva, quindi chi parte prima e chi dopo, abbiamo deciso degli appuntamenti via radio a determinate ore per rimanere in contatto..ma ormai vicino a costa si usa anche il cellulare.
Anche noi ci stiamo preparando, è ora di rimboccarsi le maniche e cominciare a pestare duro contro il SE , quindi bordi e bolina dura almeno fino a Salvador.
Domani mercoledì 9 luglio visita alla capitaneria per l’uscita dallo stato, e giovedì mattina con la marea uscente, usciremo dal fiume e si comincia la rumba.
Ci dispiacerà un po’ lasciare questo posto, dove abbiamo incontrato delle gran belle persone...ma questo è parte del gioco, incontrare persone e poi magari non rivedersi più.



 Cabedelo, lo Yacht KUAKA  degli amici che ci salutano


Partiamo e vediamo come andiamo, se la faccenda si fa’ dura ci ripareremo in qualche fiume sulla costa, se la cosa funziona cercheremo di fare tappe più lunghe per guadagnare su Rio de Jainero.
Con il nuovo link messo sull’home page chiamato “ Dove siamo” potete ore seguire la nostra posizione ad ogni aggiornamento fatto via radio.
Ci ho messo un po’ per sistemare il tutto...ma ancora con la radio ho un rapporto odio/amore...più che altro mi rendo conto che ne so’ poco e c’è un sacco da imparare.


12/Luglio/14  
Porto Suape  
08 23 21. S 034 57 33. W

 











La distanza Cabedelo a Porto Suape è di circa 100 mglia, ma un SE particolarmente incazzato e variabile di 30/40 gradi ce ne ha fatto fare 150 di miglia.
12 bordi contro mare e vento per arrivare all’una di notte (ora locale) al porto di Suape. Porto che non mi sembrava particolarmente grande e attivo leggendo il portolano, si è invece rivelato con un grande traffico e con un entrata cosi’ stretta da dover per forza aspettare le navi in uscita.
Grazie e grazie ancora all’AIS che ci ha permesso di seguire tutte le varie evoluzioni delle portacontainer, delle navi cisterna e dei rimorchiatori che sfrecciavano a destra e a sinistra. Ad un certo punto ci siamo dovuti mettere ad un centinaio di metri dalla barriera corallina col vento che ci spingeva contro, fermi in attesa per l’uscita di una supertank. Devo dire che con tutte le evoluzioni all’interno del  porto gincanando di qua e di la, quelli di Port Control non ci hanno mai chiamato via radio e nessun cargo ha attaccato le trombe, gentili ? 

O grazie all’AIS ci potevano seguire e capire come cercavamo di sopravvivere in quel traffico di navi?



 Porto de Suape, 
girando l'angolo dello stretto ingresso,
 la spiaggia con i bassi fondali e il porto sullo sfondo

Porto de Suape , il reef  con la bassa marea



Porto de Suape, il canale



La spiaggia di fianco al reef

Alla fine siamo riusciti ad imboccare la stretta entrata subito dopo un rimorchiatore in uscita e ci siamo diretti alla spiaggetta a dritta, 7 metri di fondo, avanti piano, Antonella al timone e io a prua all’ancora.
Antonella chiama in successione 4 metri..poi 2 ...FERMA. Il fondale decresce velocissimamente, c’è un gran banco di sabbia che naturalmente di notte non si vede nulla (ci ripromettiamo sempre di non fare atterraggi notturni, ma con sti venti e sto mare è davvero difficile calcolare il giusto tempo) Avevamo ancora la deriva giù, ma non ci sembra di avere toccato, eppure dando marcia indietro la barca non si muove...la corrente è entrante e ci spinge da matti, 15 nodi di vento al traverso e la barriera a circa venti metri con le onde che frangono...che bella serata tranquilla dopo due giorni di tribolazioni !
Diamo gas e ci muoviamo all’indietro, decidiamo di ancorare in 3 metri di fondo, calcoliamo che con la bassa arriveremo circa a 1.7 metri di fondo.
Una volta ancorato su completamente il timone e su deriva, ora no problem anche per la bassa. Dopo due ore sento uno sbatacchiamento incredibile e la barca rolla da matti , esco sul ponte e vedo che con l’alta marea,  la barriera corallina che prima ci proteggeva dalle onde è ora completamente sommersa e quindi le onde ci arrivano addosso al traverso sulla fiancata perche la corrente ci tiene allineati nella direzione poppa – prua. Fisso quello che posso e me ne torno a letto, Antonella sfinita se la dorme e non si accorge di nulla. Alle 8 ci alziamo ancora tutti rintronati e rimbambiti, sentiamo Danilo via VHF, lui è arrivato il giorno prima e si è ficcato con la sua barca dentro la laguna seguendo canali non segnalati e senza i fondali sulle carte per via dei banchi di sabbia che si muovono in continuazione, si è incastrato un paio di volte, ma alla fine ce l’ha fatta ad arrivare alla laguna , che ci dira’ poi essere molto bella. Facciamo un breve briefing e vedendo le condizioni meteo noi si decide di ripartire alla volta di Maceio per  altre 100 miglia.
Detto fatto alle 13 via che si va’ , SE 18/20 nodi, onda 2.5/3 metri, primo bordo in fuori a perdere per allontanarsi dalla costa.



13-14 Luglio-
Maceio   
09 41 27. S 035 44 10. W















Altre 120 miglia di passione, la bolina la sopportiamo poco, è una delle andature più scomode , se poi è da fare stretta è ancora peggio, si mangia poco se non pochissimo, tutti gli oblò chiusi quindi sotto un caldo soffocante, si fa fatica a tenere l’equilibrio e quindi ogni movimento è davvero una lotta impari contro la forza di gravità.
Questa volta Danilo è partito un oretta dopo di noi, lo incrociamo in un paio di bordi e poi lui avendo la barca più grande se ne va, noi rimaniamo in sto maraccio a bolinare. Prevedavamo di arrivare verso le 7 di mattina...ma questa volta si riesce ad anticipare e....un altro arrivo di notte in un porto commerciale, che bellezza, mi mancava. Ingresso un po’ fetente, costellato di  reef (leggi barriere), la cosa peggiore è in costa ci sono miliardi di luci extraforti che rendono difficile l’individuazione delle luci di entrata. Alla fine riusciamo a vedere la meda rossa da lasciare a dritta per evitare il reef, e con quella ci allineamo al fanale rosso in testata del molo commerciale. Entriamo e via SMS riusciamo a trovare dove si è incastrato Danilo in sto casino di barche barchette e due aree di ancoraggio vietate perché troppo vicine al molo di scarico delle navi.


 La cima che ci lega a Shaula 

Shaula 3 (Danilo) all'ancora a Maceio e il porto sullo sfondo

 Lui è dentro una delle due aree, per noi l’unica possibilita’ è di metterci ancora più vicino al molo e come suggerisce Danilo tirare una cima dalla sua poppa  alla nostra poppa per tenere le barche allineate visto che lui è giù con ancora di prua e ancora di poppa. Così facciamo per non andare a schiantarci di notte contro il molo se il vento gira.


Finita l’operazione siamo esausti, per fortuna Danilo ci invita sulla sua barca per un piatto di pasta, noi non avremmo avuto la forza di farci neanche da mangiare, prendiamo al volo un po’ di birre dal frigor , un sacchetto di patatine e via a magnà. Domani dovremo cercare di fare qualcosa di meglio con  l’ancoraggio ...siamo troppo vicini al molo ...ma domani è domani, ora ....SI DORMEEEE.





15-14 luglio a Maceio

“Another boring day in the office in Maceio”


















Ieri non contenti di essere all’ancora così vicini al molo dove sono ormeggiate le navi ed essendo in un area proibita all’ancoraggio, ci siamo studiati un po’ la cosa e siamo andati ad ancorare tra tre barche che però girano corte sui  gavitelli, noi alla ruota andremmo a cozzare con qualcuna, quindi decidiamo per la prima volta di gettare anche un ancorino CQR da 10 kg a poppa per fermare la rotazione. Scendo con il tenderino dove ho caricato ancora e cima e mi allontano una trentina di metri, getto l’ancora e poi riporto la cima in barca, comincio a cazzare di winch per tensionare la cima e far prendere l’ancora...ma nulla da fare tira e tira, l’ancora non prende e me la ritrovo a poppa.

 Chiamo SuperDanilo che prontamente mi viene ad aiutare col suo tender più grosso, rifacciamo la manovra ma questa volta in due va molto meglio, lui smotora via e io faccio filare un po’ di cima e poi facciamo prendere l’ancora direttamente dal tender, torno in barca , metto in forza la cima e sembra che tutto funzioni. Almeno fino alle 5 di mattina del giorno dopo, quando mi sveglio e mi accorgo che l’ancorino di poppa col vento ha spedato e siamo alla ruota, isso l’ancora in barca e issando un po’ di catena da prua passiamo proprio a misura dietro le altre barche, ok ...prima fatica di giornata risolta. Decidiamo di scendere a terra per fare gasolio in 4 taniche e un po’ di spesa, SuperDanilo ci accompagnerà col tender a terra, noi abbiamo il cellulare cosi’ quando ritorniamo in spiaggia lo chiamiamo e ci viene a riprendere.
Le cose non sono così facili come sembrano. Appena ci avviciniamo alla spiaggia ci accorgiamo che entrando l’onda oceanica anche se non grossissima va’ a frangere sul bagnasciuga e crea una situazione pericolosa per il tender che ne può essere ribaltato.
Decidiamo di scendere davanti alle favelas dei pescatori, dove frange un po’ meno...ma l’acqua e la spiaggia sono letteralmente un immondezzaio a cielo aperto. Vicini  alla riva Danilo mette il tender con la prua all’onda e noi scendiamo al volo, in due minuti siamo bagnati fradici in una zozzura di mare , le onde arrivano poco gentili, ci affrettiamo a scaricare le 4 taniche vuote e la immondizia da portare a terra, il tender prende delle grandi impennate , riusciamo a scaricare tutto e Danilo a ripartire ...ci chiediamo come faremo a caricare il tutto al nostro ritorno alla spiaggia. Bagnati come pulcini raggiungiamo la strada dove becchiamo un taxi, decidiamo di andare prima ad un supermercato con le taniche vuote e poi in taxi andare da un benzinaio per riempire le taniche di gasolio.
Arrivati al supermercato decidiamo di chiamare Danilo rimasto in barca per vedere se gli serve qualche cosa , Antonella comincia a cercarsi nelle tasche e....il cellulare non si trova, probabilmente le è scivolato dalla tasca mentre scendeva dal taxi, lei si sente malissimo per questa cosa, io penso a come rimediare. Intercettiamo uno del supermercato e gli spieghiamo la faccenda, Antonella si ricorda a memoria il numero di telefono della compagnia di taxi, lui chiama ma gli dicono che a meno che non ci ricordiamo il numero del taxi e non essendo stato prenotato via radio è praticamente impossibile ritrovare il tassista. Proviamo a chiamare Danilo col telefono del tipo, ma non è abilitato, in Brasile ogni stato ha un prefisso e chiamare un altro stato è come fare una chiamata internazionale molto cara, e così pochi hanno l’abilitazione nel telefono.
Entriamo nel supermercato con le nostre belle 4  taniche rosse vuote del gasolio nel carrello e facciamo la spesa, Antonella paga con la carta di credito che fortunatamente avevamo protetto con un sacchettino di nylon, le viene chiesto un documento di identita’ e per fortuna ci eravamo preparati prima di partire dei mini passaporti con photoshop, laminati (per non andare in giro con dei documenti originali che potrebbero essere fregati), la cassiera scruta e riscruta e poi contenta abilita il pagamento. Scendiamo e prendiamo un altro taxi , gli spieghiamo che ci serve del gasolio “vero” e non biogasolio come hanno generalmente qua, quello non ne sa la differenza, ci porta comunque ad una stazione di servizio, dove prima facciamo vedere le taniche all’addetto, in Brasile è vietato trasportare carburanti con taniche in auto, e poi cerchiamo di spiegargli che tipo di diesel vogliamo...ma è un gran casino, tra diesel addittivati e bio è una giungla, scopriro’ poi su Wikipedia le varie differenze. 

 È anche molto difficile capirsi, qua nessuno parla nessun altra lingua che non sia portoghese.
Non ci soddisfa, gli diciamo quindi di portarci da un altro, quest’ultimo benzinaio sembra che intenda di più il problema e ci dice che l’S-10 fatto per motori di prima del 2012 va sicuramente bene...se lo dice lui, speriamo di non sentire puzza di fritto quando lo mettiamo nel motore. 


Lo prendiamo ma non siamo proprio sicuri che vada bene. Ora dovremmo tornare alla barca ...ma come fare ad informare Danilo senza telefono? Decidiamo di farci portare- dal tassista gentilissimo in una specie di Yacht club che abbiamo visto sulla spiaggia e chiedere se ci possono trovare una lancia per tornare alla barca. CHIUSI!..@# porca put...ma dovevamo proprio beccare l’unico giorno di chiusura ? Chiediamo al tassista se ci da una mano a trovare una lancia dai pescatori nella favela. Si infila con la macchina dentro stradine fangose tra derelitte casette, poi becca quello che deve essere un po’ il capetto e gli spiega la situazione, continuaiamo in macchina fino ad arrivare a pochi metri dal bagnasciuga, la spiaggia e così un immondezzaio che ci sono persino gli avvoltoi a pochi passi che smangiucchiano qualche carogna rimasta sulla spiaggia. Il tassista ci dice che tra un po’ organizzeranno una lancia, e ci consiglia di trattare sul prezzo, gli chiedo cosa sarebbe un prezzo equo e mi dice max 20 real (6 euro).
Torna il capetto e lo avvicino per contrattare il prezzo, mi spara 40 real,no no massimo 20, accetta subito ...acc...mi sa’ che dovevo sparare più basso, ma va’ bene, 6 euro mi sembrano equi e solidali. Arriva un omino con una lancia di legno al bratto, e con mossa elegante ruota la prua al mare poco prima di toccare il bagnasciuga, salta giu’ e da solo tira su la barca. Cominciamo a caricare le 4 taniche piene e 4/5 sportine della spesa, io e Antonella saliamo e lui da solo si spinge in fuori la barca e con il bratto ci porta in sicurezza alla nostra barca.


Che giornatina!...finalmente in barca, Danilo stupito ci chiede cosa è successo e quando glielo diciamo sembra tirare un sospiro di sollievo di non dover  essere dovuto venire a prenderci.




Maceio Riparazioni.....   
Sembra che suoni il sax  ma  è  per provare la valvola del bagno


14-16 luglio 
Salvador de Bahia

12 58 20. S  038 30 56. W 


Alla mattina alle 7 Danilo parte, noi inizialmente avevamo deciso di aspettare fino a venerdi, ma visto il posto, dopo due ore lo seguiamo. Poco vento che rinforzerà piano piano. Facciamo una diagonale per uscire in acque profonde, nella linea dei 50 metri ci sono all’ancora i pescatori di aragoste con dei barchini improponibili in legno, quindi con l’onda oceanica si vedono a malapena quando si è vicini.
Dopo i 50 metri a circa 14/15 miglia dalla costa il fondo precipita a 2/3000 metri , preferiamo stare nel fondale profondo , almeno non cozziamo con qualche peschereccio. Un sacco di piattaforme petrolifere al largo di Aracaju, nei fondali profondi 2000 metri le ultime perforazioni in Deep Water” roba da alta tecnologia e con rischi altissimi per l’ambiente vedi il “disastro Messicano”.
La notte inizialmente è buia come la pece, vediamo groppi alternarsi con più o meno frequenza e intensità. Procediamo con fiocco ridotto e randa che da una mano la passiamo a due mani di terzaroli.
Arriva un groppone con acqua a valanghe, Antonella di turno ma non fa’ a tempo a mettersi la cerata e si annega, (bagnata fradicia) io esco a darle il cambio con cerata completa e stivali, faccio tempo ad andare al timone che il vento salta a 36 nodi ...almeno l’ultima volta che ho guardato la stazione del vento, poi gira prima da prua, traverso e poi gran lasco, pioggia a valanghe, buio che non si vede l’albero , vento che gira e rinforza, devo anche se con malavoglia chiamare Antonella -che si era gia’ stesa a letto in turno- a darmi una mano a ridurre.
In un battibaleno salta su come un sol uomo (espressione sua) e viene al timone, io vado all’albero e appena va’ al vento ammaino velocemente randa. Il resto del viaggio è un alternarsi di piccoli groppi e pioggia.
Arriviamo finalmente  a Salvador alle 8 di mattina del 19, rosso a dritta nel molo, pronti all’ingresso ....SCRACCATACRAC, ..ferma il motore, abbiamo beccato una cima nell’elica...proprio all’ingresso del porto. Ma come si fa’ a mettere una rete all’ingresso di un porto ? Spegniamo il motore e issiamo genoa e randa, vento zero, marea  entrante, abbiamo paura di derivare e sbattere contro il molo, ma sembra che non ci muoviamo, penso che siamo in equilibrio tra marea e vento, nel frattempo tutte le sottospecie di barchette ci passano da tutte le parti. Vorrei muovermi dall’imbocco e ancorare per andare sotto a vedere che cosa è successo. Danilo arrivato il giorno prima ci vede da terra mentre fa footing e ci invia un SMS, gli  rispondiamo di venire fuori col tender a darci una mano.
Prontamente Super Danilo balza sul tender, arriva alla barca , si tuffa e scopre che siamo impiccati ad una cima che si è presa nell’elica. Ecco perché non ci muovevamo!, altro che equilibrio tra corrente e vento!. Con due manate – e il coltello- stagliuzza tutto e siamo liberi...Che incubo!
Attracchiamo al marina, scendo sul pontile per rafforzare gli ormeggi con i molloni da risacca, ed ecco arrivare Bruno, un francese che ci da il benvenuto, lo incontreremo il giorno dopo sulla barca di alluminio di un amico, con la moglie Françoise; grande chiacchierata sulla loro barca seguita poi da una altra chicchierata oceanica sulla nostra barca, con scambio di files , informazioni e pezzi di racconti della nostra vita, tutto super condensato, il giorno dopo Françoise partirà in aereo per la Francia e Bruno con il proprietario della barca Eric proseguiranno per la Patagonia.
Dopo che gli ospiti se ne sono andati mangiamo qualcosina e io stravolto mi assopisco in dinette col serio pericolo di stravanarmi l’osso del collo dalla cattiva posizione a sedere.



























Maceio


Durante lo studio del percorso sul portolano del Brasile, la foto nella pagina di Maceio, unico approdo  nello stato di Alagoas, saltava fuori come un richiamo; il pescatore seduto sulla barca ci scrutava con uno sguardo intenso.
Noi rileggevamo l’approdo più volte cercando una sosta nella tratta tra Cabedelo e Salvador e ogni volta lo scartavamo per l’insicurezza del ridosso dai venti da Sud e la scarsa attrattiva del porto.
A Porto de Suape, dopo una dura tappa di bolina, abbiamo deciso di fermarci comunque anche solo per accorciare la distanza da Salvador da 400 miglia a circa 300.
Confesso che l’ idea  che avevo del Brasile e del Sud America era di un posto inospitale come approdi e pericoloso per le persone. Noi ricchi europei contro la povertà del Sud America. Per fortuna mi sto rendendo  conto che gli approdi non sono poi così terribili, che i fiumi sono posti tranquilli e con qualche accortezza si viaggia  abbastanza sicuri.
Come dicevo la foto sul portolano ritraeva una spiaggia con barche  tradizionali e noi ci immaginavamo un  villaggetto di pescatori.
Arrivando di notte, con le luci abbaglianti della città  il profilo dei grattacieli e il traffico di navi,  e il  grande molo, ci siamo resi conto che Maceio è un porto industriale prima di tutto e una metropoli.




Al mattino, guardandosi intorno  verso la spiaggia, c’erano le barche di legno dei pescatori,  una gran quantità di rifiuti di plastica che galleggiavano intorno a noi  e sulle zattere con i teli anti-inquinamento  una gran quantità di garzette bianche. 







Sulla riva le baracche dei pescatori, alghe e  sporcizia e gli “ urubu” grandi rapaci neri simili agli avvoltoi che si nutrono di carogne che banchettano tra i rifiuti.
Maceio è diventato un punto  di svolta dove abbiamo capito delle cose, molte cose direi su di noi   e sul nostro viaggio che si sta veramente rivelando anche un  viaggio alla scoperta di noi stessi.

A Maceio dovevamo fare  la spesa e gasolio  e siamo atterrati con il tender a motore in una scomoda situazione. Arrivati bagnati sulla strada, non sapendo dove mettere il cellulare per non bagnarlo, l’ho messo in una tasca da dove poi è scivolato.

Al supermercato non l’avevo più, una tragedia, mi sono sentita  un’incapace irresponsabile e per un attimo ero paralizzata in stato di shock. Poi è successo un miracolo, Angelo stava per arrabbiarsi ma poi è andato oltre e abbiamo pensato a come risolvere il problema. 
La perdita del cellulare ci ha costretto a trovare una soluzione facendoci interagire con le persone. Con l’aiuto del taxista all’uscita del supermercato, siamo arrivati in barca grazie a una barca a remi. Mentre l’uomo remava io mi guardavo intorno e pensavo a questa gente che vive poveramente, ma che si muove con una grande agilità e con dei mezzi semplici, senza tecnologia e improvvisamente ho pensato che in fondo un cellulare non è poi così importante.
Molti dicono che il Brasile è un paese di contrasti e in qualche modo questi contrasti sono anche nei colori: le barche , le case , la gente colorata in contrasto con il cielo grigio e il nero di umidità sui muri.
La zona del porto e dei pescatori è sporca e piena di rifiuti di plastica, dalla parte opposta, sul lato nord c’è una spiaggia con l’acqua cristallina chiamata piscina naturale dove si fanno sport acquatici e le spiagge sono pulitissime e attrezzate, un paradiso. 
Le eleganti garzette bianche e i neri inquietanti urubu.





 Ancorati nell'area vietata  di fianco al molo




 Angelo e Danilo che sistemano l'ancora di poppa







Jacare Village e Joao Pessoa

....Brevemente
qui di seguito una carrellata di foto per raccontare un po di Brasile. 
Cabedelo è collegato a Joao Pessoa da un trenino molto economico. 
Vila do Pescadores è il villaggio  di fianco al marina. La strada che si vede porta  alla stazioncina. 

Jacaré Village, la hall del  marina 




"La Fejoada"  piatto  tradizionale brasiliano... 
a base di carne fagioli riso verdure e manioca ( quella gialla)



Rio Paraiba, Jacaré,  Traghetto sul fiume



SHAULA e STRANIZZA crew 
alla stazioncina di JAcare aspettando il treno per Joao Pessoa

Il treno è arrivato!


Jacarè - passaggio a livello "PARE OLHE ESCUTE"
"Ferma, guarda ascolta" che passa il treno...

Vila do Pescadores, Jacaré




Vila do Pescadores



Vila do Pescadores durante le partite....

Cabedelo: aspettando il treno







Joao Pessoa




Spiaggia sulla costa, sullo sfondo Joao Pessoa


















martedì 15 luglio 2014

Siamo in Brasile!

Test invio foto


Siamo in Brasile!

Siamo in Brasile!
Me lo ripeto ogni mattina quando mi sveglio da quando siamo qui.
E arrivati in barca a vela!!!!
Non sapevo cosa aspettarmi, non avevo idea di come poteva essere ed ero anche un po' preoccupata.
Siamo arrivati con una pioggia battente e un paesaggio che sembrava il delta del Po a Novembre, poi piano piano lungo il fiume il cielo si e' schiarito ed e' apparso il villaggetto tra le Palme.
Jacare' che vuol dire caimano , jacare marina, jacare village di fianco al villaggio ~Vila dos Pescadores .
Ancoraggio e pochi posti al pontile. Siamo rimasti all' ancora a girare con la corrente.

lunedì 30 giugno 2014

Terzo Jump .... too loooong



07° 02' S  34° 51 W  Cabedelo- Brazil











 
Una grande aspettativa  e preoccupazione per il terzo jump…la più lunga delle traversate, si è poi rivelata anche più lunga delle aspettative.
Primo giugno a Mindelo, dopo un paio di giorni di rinvio per il troppo vento, (fino a 60 nodi nel canale tra le isole) decidiamo di partire la Domenica.
Finito di reperire a fatica le provviste, molto di pessima qualità, ma questo è quello che si trova a Capo Verde.

 



CapoVerde - Uscita dal canale terribile, sullo sfondo l'Ilheu do Pasaro  all'ingresso di Mindelo.


Verso le 10 molliamo gli ormeggi già con una ventina di nodi, usciamo dal breakwater e ci investe già l’accelerazione del vento ad effetto imbuto, mare già bello formato, andiamo per un po’ col mare e vento al traverso con Antonella al timone e solo un fazzoletto a prua, arrivati nel canale tra le due isole poggiamo e ce ne andiamo col vento in poppa.


Antonella al timone.... 
-Non avrei mai creduto di riuscire a timonare  in questo canale terribile (Anto)

Il vento e il mare ci sparano letteralmente fuori dal canale, e dopo un po’ ci troviamo in mare aperto, puntiamo direttamente sul meridiano 25...scopriremo poi all’arrivo da uno skipper professionista che è un grosso errore, le isole in Atlantico creano una grande ombra al vento, noi immaginavamo un po’ di ridosso tipo 20/30 miglia, ma come ci fara’ poi vedere con delle foto satellitari Gustavo lo skipper Brasiliano , l’ombra arriva molto più in la anche a 200/300 miglia.
Filiamo bene tutto il giorno, poi verso sera, noi ignari dell’ombra cominciamo a rallentare col calare del vento, la notte assenza totale di vento. Siamo depressi, è vero che abbiamo 360 lt di gasolio, ma sono per l’attraversamento dell’ equatore e non da usare così presto, siamo ancora a 900 miglia dall’equatore.
Mettiamo a secco di vele, continuiamo i turni in questo ancoraggio virtuale in mezzo all’oceano. La barca sbatacchia nella risacca residua, e l’umore è nero come la notte. Verso mattina rivediamo i piani, pensiamo di aver sbagliato tutto e che sarebbe meglio fermarsi a Ilha Brava, l’ultima isola dell’arcipelago Capo Verdiano , per attendere il vento ed eventualmente acquistare altro gasolio.
Con l’umore sempre più nero e con pochissima voglia di approdare di nuovo (questo vorrebbe dire rifare le pratiche di entrata e poi ancora quelle di uscita, insomma un gran sbattimento), mettiamo in moto e ci dirigiamo verso Ilha Brava.
Dopo neanche un oretta si leva la brezza, qualcuno ci sta venendo a salvare, riconsideriamo di nuovo i piani e via cambio ancora di rotta verso il 25 esimo, spento il motore e via di genoa.

Genoa con prova di tangone ( manico di scopa)

Gennaker

Di qua in poi  fino a 5 gradi di lat Nord, è stata una navigazione diciamo “alla vecchia”, cioè senza ausilio del motore e cercando di usare ogni più piccolo refolo, quindi gennaker di giorno e genoa la notte...più qualche ancoraggio virtuale di un paio di ore durante la notte.

Dato dal vento leggero e appoppato e dal cielo molte volte grigio, le batterie cominciano a soffrire, decidiamo quindi di spegnere tutto il non indispensabile e anche di più. Via il frigor, via VHF, via AIS, via computer di navigazione, e alcune notti anche via luci di navigazione. Nel paio di ore col sole allo zenit riusciamo ad avere abbastanza energia per far girare un oretta il desalinatore per fare acqua da bere. Per un conto diventa una cosa un po’ estrema di sti tempi, per l’altra anche interessante, per anni in Mediterraneo dove tutti o quasi tutti appena si scende a 4 nodi di velocita’ si accende motore, perché si vuole arrivare prima di sera, o è noioso, o si vuole arrivare per andare al ristorante ecc.. Per anni ci siamo sempre detti, chissa come sarebbe andare solo col vento ? E quando non c’è avere abbastanza tempo per aspettarlo, beh ora ci si presentava l’occasione, dopo il primo momento di sconforto, ci siamo detti ma che differenza fa arrivare uno o due giorni prima ? Fintanto che abbiamo da mangiare e bere qual’è il problema, godiamoci questo oceano. 
Da li in poi ci siamo tranquillizzati e anche se piano siamo riusciti a muovere la barca sfruttando tutte le possibilita’ offerte dal vento.
Ricordo in particolare una notte completamente senza vento a secco di vele con la barca che sbatacchiava a destra e sinistra, io di guardia e Antonella a dormire, tutto intorno in mare delle bolle luminescenti, piano piano arriva una leggere brezzina, apro genoa e la barca comicia a muoversi pianissimo ad un nodo in mezzo a queste bolle e mi sembrava quasi di veleggiare in un campo di margherite, e che bellezza far ripartire la barca dal nulla.
Con lenti progressi arriviamo a circa 5 . 30 gradi di latitudine, un WP che avevamo messo come possibile inizio dell’ITCZ, e come un possibile inizio di accensione motore, cosa necessaria perché non ce n’ è proprio più di vento, via col motore al minimo a 1200 RPM alla favolosa velocita’ di 2.5 nodi...ma almeno si procede.

Incontriamo un area immensa piena di una sorta di alga, delle isole enormi, che quando possiamo evitiamo ma molte volte bisogna passarci dentro, è un paesaggio surreale, sembrano delle isole in mezzo all’oceano in totale assenza di vento e di onda.

Domenica 8 giugno, approfittiamo della calma per bucato, bagni di sole e di acqua salata (col secchio). Sarà l'ultimo giorno tranquillo prima della fabbrica dei groppi e dei cambi di vento; le nuvole e i colori del tramonto preannunciano il cambio di tempo.



 9 giugno: alghe e groppi in arrivo 

Al timone sotto il groppo e si approfitta per raccogliere l'acqua piovana e lavare il bucato


10 giugno, ancora alghe...
La cosa negativa è che hanno un’ attrazione fatale per la nostra elica, così ogni tanto quando vediamo che i RPM calano dobbiamo fermarci dare un paio di colpi di marcia indietro per liberare l’elica (e fortuna che si libera, se no dovevo immergermi tra squali e chissà che altro per tagliuzzare il tutto) e poi ripartire.
Arriva il primo groppo, non sappiamo bene cosa spettarci...un conto è un groppo in Mediterraneo e un conto è un groppo in Atlantico...qua è tutto grande ed esagerato. Ci arriva addosso 20/25 nodi di vento dal nulla, acqua a vagoni, noi riparati alla bene meglio sotto la capottina, con giacca della cerata e costume sotto.
Troviamo anche il tempo per stendere un piccolo telo per recuperare un po’ di acqua. Una mezzoretta e passa, non è stato terribile....ma dietro l’angolo come dice Antonella c’è la fabbrica dei groppi, tant’è che ha anche designato una seduta come “sala d’attesa groppi”.


 SALA D'ATTESA GROPPI
 non rimuovere il sedile prima dell’arrivo della pioggia.


Si impara presto, dopo i primi, cominciamo a sfruttare i groppi a vela per progredire, perché subito dopo il groppo il vento crolla, ci troviamo quindi a navigare con trinchetta o piccolo fiocco dentro sti mostri, per fortuna mai incontrato i fulmini, ogni tanto ne vedavamo qualcuno in lontananza ma mai addosso.

11 giugno: una pausa tra i groppi

...in arrivo

Siamo abbastanza contenti dei progressi che facciamo, abbiamo segnato sulla carta i WP ad ogni grado di latitudine cosi abbiamo dei target ravvicinati solo a 60 miglia e questo tira su il morale.
Arriviamo a 3 gradi di latitudine  N e le cose sembrano andare non troppo male, ma poi il Gatto e la Volpe (leggi Nettuno ed Eolo) ci mettono lo zampino, sembra proprio di essere nell’Odissea quando gli dei birboni facevano di tutto per fuorviare Ulisse mandandolo a destra e a sinistra senza meta. Vento da sud, 20/25 nodi, un vento che non dovrebbe esistere a queste latitudini...ma da dove scappa fuori ? 

Cominciamo il duro lavoro di risalire il vento con bordi, non c’è un bordo buono, ce lo abbiamo proprio sul naso, come già detto precedentemente gli Ovni brillano per molte qualità ma tra queste non ci rientrano le doti boliniere.
Tentiamo di tenere bordi lunghi 10/15 miglia a dritta e poi a sinistra...in 8 ore abbiamo progredito 3 miglia in altezza !! Un disastro, non riusciamo a stringere più di 60 gradi, molte volte anche 70. Perdiamo quasi 2 giorni a bolinare senza meta, siamo quasi sempre nello stesso punto.
Alla fine prendo la decisione che anche se ancora lontani dall’equatore, accendiamo motore e con sola randa cominciamo a risalire con un angolo decente. 

14 giugno sera; il vento ha girato, nel cielo ancora nuvole di instabilità.

Un altro giorno e finalmente il vento gira da SE, cominciamo la discesa in bolina larga verso il gate dei 25 di longitudine, cominciamo a sentire la corrente Sud Equatoriale che ci vuole spingere verso i Caraibi...ma sic ! prima bisogna passare attraverso i ben famosi scogli di San Pietro e Paolo, questo è il problema se manca il vento e si è senza gasolio, ed una volta cominciato a derivare non c’è verso di risalire.
Per fortuna a noi va tutto abbastanza bene e piano piano ci avviciniamo alla fatidica linea, che ci sia una linea illuminata in mare che la segnali, come a Greenwich col meridiano 0? Al passaggio dell’equatore ci sarebbe una cerimonia complessa e un po’ perversa da fare dove l’equipaggio si dovrebbe dividere tra quelli che l’hanno già passato e i novizi, e di li fare tutta una serie di dispetti ecc...Noi dei dispetti non ce ne frega nulla e in più è la prima volta per tutti e due, quindi optiamo per una cerimonia semplice con travestimento per “ingannare “ Nettuno e non farsi riconoscere (siii..quello ne sa una più del diavolo, figurarsi se si fa baggianare da due pisquani qua in mezzo all’oceano).
Comunque ci travestiamo con quello che abbiamo a portata di mano e ci divertiamo un sacco (all’equatore basta poco per divertirsi, lo consiglio a tutti come divertimento). 


Brindisi e travestimento!!   
Bevanda a base di lime e bicarbonato - giusto per dare un po di sapore  e frizzantino in mancanza di frigo e alcolici ( per noi niente alcol in navigazione)

 Il terzo bicchiere va a Nettuno!

Rastaman ...barbuto (in navigazione non ci si rade!)


La sposa baffuta - sempre piaciuta-
 ( solo sposa era troppo banale, poi un omaggio a Dalì, ai surrealisti e alle avanguardie artistiche )


Serve ad allentare la tensione dei giorni scorsi, basterà il gasolio ? Basterà l’acqua da bere ? Moriremo di fame ? andremo alla deriva in eterno come The Flyng Dutchman ? 
Insomma tutta una serie di complesse domande di non facile risposta.
Attraversiamo con foto di rito al display 00.00.00 lat Nord whooow , che emozione.


16 giugno  00.00.001 N  ancora un attimo e passiamo!!!!

16 giungo 00.00.011 S  siamo passati!!!


Cominciamo a scendere verso sud, nei prossimi giorni ci da’ un bel 15/20 nodi da SE, che riusciamo ad affrontare di bolina larga e a macinare miglia su miglia,non c’è bisogno di molta tela, per sicurezza teniamo da due a tre mani alla randa e preferiamo fare gli aggiustamenti col genoa, si fila a 5 nodi e passa.
Il meteo ci promette un giro di vento prima da 110 e poi quasi da 90 gradi, stimiamo che lo incontreremo a circa 3 gradi di lat Sud. Ed arriva, via che si poggia e con 17/20 nodi al traverso prima e poi di lasco cominciamo a dirigerci finalmente verso Cabedelo, il morale si alza, almeno ora a prua abbiamo il nostro target in attesa, ammainiamo randa (qua’ i puristi drizzeranno i capelli, ma noi siamo qui per navigare al meglio e in sicurezza con equipaggio ridotto, mica per fare gli sboroni sui pontili da circolo) e con solo genoa si continua a filare a 4/5 nodi, facciamo una media di più di 100 miglia al giorno che per noi è grasso che cola.
Ogni giorno da molti giorni liberiamo il ponte dai pesci volanti che durante la notte hanno sbattuto da qualche parte e rimasti li’, puzzano da morire, c’è gente che li mangia anche ma a noi a dir la verità fanno un po’ senso, una notte in particolare che avevamo su randa ne sono arrivati di grossi, uno mi si è infilato nel capuccio della cerata , ora che l’ho beccato mi aveva lasciato addosso una puzza terribile, un altro in una tasca del pozzetto e uno addirittura passando dal tambuccio è atterrato sotto al carteggio, da quella notte mi sono sempre messo degli occhiali antinfortunistici, cavolo se te ne arriva uno in faccia ti toglie un occhio.
Dopo l’equatore abbiamo cominciato ad avere di notte anche visite di uccellacci neri non ben definiti, hanno cominciato un paio la prima notte e avendo il vento di bolina per loro era conveniente atterrare sui pannelli solari tra i due eolici, cosa che a me non andava affatto per il rischio di rompere qualche pala dell’eolico, quindi tutta notte con torce stroboscopiche ad imperdirgli di atterrare, alla fine uno si è messo sulla draglia di dritta e l’altro sul fuoribordo, notte dopo raddoppiano e cosi per ¾ notti finche ne abbiamo contati almeno 8 che cercavano l’atterraggio alcuni provavano anche in testa d’albero...oi le mie antenne, abbiamo cominciato quindi ad aiutarci col mezzo marinaio, anche perché diventavano sempre piu aggressivi e ci volevano atterrare addirittura in testa.




 Uccellaccio notturno

Diciamo che in questa maniera le tre ore di turno passavano più veloci, quando hanno cominciato ad arrivare i groppi non si sono più fatti vedere.
La cosa buffa è che parlando con due della Nuova Zelanda ci hanno detto che loro non hanno mai visto niente in mare, noi tra balene, orche, delfini a naso tondo, uccellacci, pesci volanti mi sembra che eravamo sull’Arca di Noè. 

20 -6 tramonto

22- 6 Arcobaleno  tra un groppo e l'altro.

22- 6 Siamo alle scatolette

Continuo a calcolare e ricalcolare l’arrivo, dobbiamo infilarci nel fiume Paraiba, soggetto a maree importanti, in condizioni normali 2/3 nodi di corrente alle sigizie fino a 5/6 nodi, che se sono a favore sono una manna, ma contrarie un incubo.
A circa 100 miglia dall’arrivo decidiamo di rallentare per trovarci all’ingresso del canale con la stanca pronti per la marea montante.
Cerchiamo di tenere un andatura costante più che si può all’incirca di 3 nodi, più facile a dirsi che a farsi, le ultime 48 ore prima dell’arrivo sono davvero la ciliegina sulla torta. Groppi in una successione continua fino a 35 nodi di vento e pioggia, pioggia, pioggia, pioggia senza un attimo di tregua con una violenza che quasi faceva male sotto la cerata (per fortuna al costo di un mutuo prima di partire abbiamo deciso di cambiare le cerate ed aquistarle le nuove   HPX in gorotex della Musto, una cifra importante ...ma la valevano tutta con quel diluvio universale siamo stati sempre asciutti). Abbiamo proprio incontrato a Cabedelo due svizzeri che avevano speso un pochino meno su delle cerate della Plastimo ed erano sempre bagnati come in un acquario, alla fine si sono comprati due cerate da pescatori quelle gialle da UPIM e stanno più asciutti che con le Plastimo).
Il problema con quel putiferio era tenere una velocità costante per atterrare all’ora prevista, avevo preparato in un foglio excel tutte le diverse ipotesi e ogni ora facevamo l’update della situazione. In qualche maniera arriva giorno e la luce a fatica, tutto coperto e ...piove sempre sul governo ladro, la visibilità è veramente poca, ogni tanto diamo una scandagliata col radar ma c’è sempre sto mega groppazzo tutto intorno...il famoso groppo dell’impiegato, sembra che si muova lentissimamente e ci segua pari pari.
Bisogna che becchiamo la prima meda cardinale verde per avere un riferimento per l’allineamento per le successive, c’è un canale di ingresso prima di entrare nel fiume di circa 2 miglia strettamente segnalato da mede cardinali...chi va fuori si pianta sui reef tutti intorno. Di fatto seguiamo l’evoluzione con tre mappe elettroniche, Antonella col Navionics su iPad, e io su e giù col computer di navigazione dove abbiamo le fatidiche CM93 e le KAP gentilmente messe a disposizione dal governo Brasiliano gratis ...questi sono governi seri.
Abbiamo una discrepanza tra le Navionics e le due del computer...prendiamo per buone le due sul computer per maggioranza...ma il problema è trovare sta ca..zo di meda verde N.2 nella realtà e non nel virtuale…..

La Boa Verde

ECCOLA , la vedo ...o almeno vedo una meda va’ mo a capire se è verde o rossa ? Comunque coincide alle carte, è lei, la visibilita’ sarà circa a 200 metri, un’ acqua verdina e siamo già in 10 metri di profondita’, arriviamo al traverso della meda e controlliamo con la carta ...è definitivamente LEI, ora riesco a intravedere in lontananza le prossime due , e via così, di colpo intraveddiamo il faro posto su la Pedra Seca , impressionante, anche perche vediamo a poche centinaia di metri le onde frangere sui reef e i bassi fondali. Andiamo avanti così raggiunta una meda se ne riesce a vedere  la successiva, sembra quasi che siano state messe a quella distanza per permetterne la visione con questo tipo di tempo.









Foto arrivo a Cabedelo … ti vedo – non ti vedo


 Cabedelo ingresso del fiume e porto


Arriviamo al breakwater del porto commerciale, ora dobbiamo prendere una decisione, se infilarci nel fiume e risalirlo per 8 miglia zig zagando tra le secche o andare all’ancora sulla dritta in un braccio del fiume e aspettare l’indomani (per via della marea). 












SIAMO ARRIVATI !!!!     tre foto  del nostro entusiastico arrivo

Siamo stanchi morti dopo gli ultimi due giorni, e l’ancoraggio sembra attiraci molto, ma ci sembrerebbe di non essere arrivati. Si comincia a schiarire , e il tempo sembra aprirsi, è quello che aspettavamo...un segno degli dei (quelli boni sta volta) Si va, cominciamo a risalire il fiume.
Qua una cosa strana, Antonella è entrata veramente a piene mani in questa avventura e comincia a usare le sue doti di skipper; precedentemente si è studiata tutto il portolano, e  in base a quello si è tracciata la rotta di arrivo sul iPad, senza che le avessi detto nulla.
Al timone e seguendo la sua rotta comincia la gimcana tra le secche, ad un certo punto mi trovo di sotto a mangiare salsiccia secca con la piadina rimasta e realizzo che io non ho controllato neanche la rotta che lei aveva disegnato e che sta seguendo, e mi accorgo che ho un sentimento di fiducia e sono sicuro che ha fatto le cose bene. Incredibile per me che non mi sono mai fidato di nessuno ...i tempi cambiano ed è bello condividere questa avventura con una skipper .
Giriamo l’ultima ansa del fiume ed ecco Jacare Village, un piccolo marina messo su da un francese, con soli due pontili e super ballonato di barche, con 6/7 davanti all’ancora, vorremmo approdare ad un pontile almeno per i primi giorni, ma è tutto pieno, ci prepariamo e dopo 23 giorni di navigazione arriva il magico momento di calare l’ancora TRATRATRATRA  , giu’ 30 metri in 6 metri di acqua, la barca si posizione lentamente prua alla corrente e ......tutto si ferma, dentro e possibile camminare dritti, si puo’ appoggiare un bicchiere senza pericolo di trovarselo spicciacato nella paratia opposta...un sogno.
Fuori le fatidiche patatine olive e birra SIAMO ARRIVATI....che avventura.
Scesi a terra con il tender, e incontrato i navigatori giramondo, in questa hall aperta con solo il soffitto e il bar ristorante, un gran punto di incontro, dopo 10 minuti già conversiamo con persone come se ci fossimo conosciuti da 10 anni.
Gustavo ci presta 100 real per le prime spese, Allan ci cambia ad un prezzo stracciato alcuni euro...insomma sembra di essere in famiglia, che bella questa gente, un popolo di girovaghi...un popolo che amiamo. I bagni sono buoni, e finalmente mi rado la barba di 24 giorni, è esattamente la stessa sensazione di tosare una pecora , beh sembra pero’ che il sistema dei Fenici abbia funzionato, una doccia dopo 24 giorni ...anche se fredda , ma cosa si puo’ desiderare di più dalla vita? Qualcosa c’è , perché finita la doccia ordiniamo filetto cotto medium con una montagna di patatine (Tex Willer insegna) e insalatina mista pomodori , mango e avogado...sluuuuurp. Siamo due persone felici, pensando poi che stanotte dormiremo nelle cabine senza teli antirollio e senza movimenti della barca che posizionandosi  alla corrente ogni 6 ore ruota di 180 gradi ...ma beccheggio zero, rollio zero ...meglio di essere al pontile, probabilmente ci sveglieremo dopo tre ore di sonno ormai presi dal ritmo, ma vuoi mettere svegliarti e sapere che non devi alzarti ma puoi tranquillamnete girarti e tornare a dormire ....un sogno.
JAcare Village sul Rio PAraiba



Stranizza all' ancora 

Analisi della lunga traversata ...col senno di poi.
Sicuramente è stata troppo lunga , un po’ per ignoranza nostra , per non molto buon planning e un po’ di forze contrarie ...chiamate anche sfortuna.
·      Ignoranza – è stato difficilissimo trovare informazioni su questa traversata durante questo periodo, tutte le persone contattate o trovate sui blog hanno fatto questa traversata durante i mesi estivi (australe) quindi sfruttando per buona parte gli Alisei o almeno il residuo.
·      L’ombra delle isole Atlantiche, all’arrivo parlando con Gustavo, uno skipper professionista ci ha fatto vedere sul computer delle foto satellitari che mostravano l’ombra creata dalle isole di Capo Verde e Canarie, noi pensavamo che l’ombra fosse un normale ridosso di 20/30 miglia, invece si puo’ estendere per 2/300 miglia, ed è li’ che siamo rimasti intrappolati già dalla prima notte. E non capendo pensavamo di aver sbagliato tutta la programmazione.
·      Il planning, molte persone ci assicuravano che non sarebbe servito molto gasolio per via dei venti più forti di stagione...mica vero, noi da 200 miglia a sud di Capo Verde abbiamo avuto sempre venti debolissimi, riuscendo a strappare 3-4 nodi durante il giorno con gennaker , ma solo 2/3 nodi di notte con genoa. Shaula 3 un Ovni 385 che ci sta seguendo dietro di una decina di giorni hanno trovato la stessa situazione e hanno cominciato a smotorare da subito perché pieni zeppi di gasolio. Noi non ne avevamo tanto e tendavamo a tenerlo per quando più vicini all’equatore quando cioè avremmo impattato la corrente sub tropicale che ci avrebbe fatto derivare verso ovest.
·      Forze contrarie , al grado 3 lat Nord ci siamo ritrovati sul naso un vento di 20/25 nodi da sud, anche provando a vela a bolinare non c’era verso ...con genoa rollato e 2 mani riuscivamo a mala appena a fare 60 gradi di bordo...una vergogna...ma si sa’ deriva mobile.
Insomma scremando un po’ e con un po’ più di esperienza (che ora ci siamo fatti) si sarebbe potuto farla in 17/18 giorni con una barca piccola come la nostra. Abbiamo imparato molto, tantissimo...e si sa’ nulla è gratis a sto mondo, non ci sembra però esagerato il prezzo pagato per questi giorni in più, di sicuro in molti momenti è stata dura. Ci siamo un po’ tirati su quando all’arrivo abbiamo incontrato una coppia di ragazzi che hanno bolinato duramente e ininterrottamente per 33 giorni da Guadalupe fino a qui, un altra coppia arrivati insieme a noi provenienti da Cape Town con un milione di problemi tra cui boma rotto da tre onde in successione, autopilota bruciato dopo solo 5 giorni dalla partenza ecc.
Questo è il mondo della vela e del vento.


P.S.
Da Antonella
Abbiamo raccolto la sfida di navigare aspettando il vento e di usare solo le vele. Alla fine sono stati 3-4 giorni in più rispetto ai 20 massimo previsti. Sono stati lunghi per la fatica, la mancanza di sonno e la preoccupazione di rimanere piantati la in mezzo. Anche se si raccoglie la sfida alla fine non si vede l’ora di arrivare, soprattutto quando si è bagnati fradici e stanchi. Quindi alla fine va bene così. 
Inoltre stiamo andando un po controcorrente, perché normalmente tutti attraversano a novembre – dicembre cioè estate nell’emisfero sud e venti portanti verso ovest. Ma noi no quindi accettiamo fino in fondo  la sfida.Non tutto quello
Sulle provviste
Non tutto quello comprato a Capo Verde era scarso. Il pane nella panetteria più povera è durato fino alla fine  solo secco mentre l’altro tipo toscano  è ammuffito dopo qualche giorno. I pomodori e le banane fino all’ultimo .
Poi abbiamo sperimentato  la pasta con la pentola a pressione e la piadina !!!!

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