mercoledì 24 agosto 2016

Un albero a dir poco ...originale

All’acoraggio a Villa Soriano abbiamo incontrato Peter e Geraldine, due sud aficani su un catamarrano da 45 piedi…con un albero a dir bene …originale.
Un paio di anni fa’ hanno attraversato da Cape Town a Rio de Janeiro, poi discendendo il Brasile sono arrivati in Uruguay, dopo un po’ di tempo volevano risalire di nuovo le coste brasiliane per raggiungere i Caraibi.
A settembre sono salpati da Punta dell’Este con l’intenzione di andare verso nord, ma appena si sono diretti verso il largo per prendere acqua il vento ha cambiato repentinamente e ha cominciato a soffiare da nord (qui’, non so’ che meteo avessero guardato, molto probabilmente ..nulla).
Per un catamarrano e’ dura risalire il vento, si sono messi quindi col vento in poppa con quasi  niente di velatura per derivare verso sud nell’attesa che cambiassero le condizioni meteo.
Dopo un certo tempo, il nord ha smesso di soffiare ed e’ entrata una gran calma piatta, per poi cominciare a soffiare da sud (le condizioni ottimali con tuttii segni premonitori da manuale dell’entrata di un Pampero), vedendo la possibilita’ di guadagnare il tempo e l’acqua perduta hanno ben pensato di rinforzare la velatura con randa piena e gennaker senza accorgersi minimamente dell’ingresso del Pampero.
Hanno continuato per un po’ senza badare al fatto che il vento e mare rinforzavano, ben contenti di filare come missili, poi improvvisamente forse per una combinazione vento e mare il poderoso albero di 21 metri a due crocette si e’ spezzato di netto sotto la prima crocetta...a circa duecento miglia dalla costa al traverso della La Paloma.
Qui’ direi “per fortuna” che gli si e’ spezzato l’albero, in un cat si rischia grosso, non si ha il feeling del vento se non via strumenti...e come e’ gia’ successo ad altri cat che l’albero ha tenuto si sono pero’ ritrovati rovesciati sottosopra.
Con il mare che li tartassava e lo spezzone di albero in acqua che batteva sullo scafo hanno deciso di tagliare tutto e mollare albero e vele in mare, poi hanno allertato la Prefectura di La Paloma della situazione.
A parte le cose turche che la Prefectura gli ha fatto fare via radio ... una per tutte risalire il vento a motore ...gia’ con poco diesel a disposizione per andare ad incrociare un peschereccio di altura che dopo vari tentativi e picconate al limite dell’affondamento gli sono riusciti a passare ...12 lt di gasolio !!!!
Praticamente i 12 lt li avevano consumati per raggiungere il peschereccio, va beh per farla corta in qualche maniera sono riusciti a raggiungere La Paloma sani e salvi.
Una volta ripresi dallo shock , ora era tempo di pensare cosa fare con l’albero, un po’ per la mancanza di grandi fondi, un po’ perche’ e praticamente impossibile far arrivare un albero di quelle dimensioni in Uruguay ...a meno di non avere alle spalle un organizzazione tipo Volvo Race, decidono di costruirsene uno copiando un po’ il design da i tralicci che fanno per sostenere le antenne.
Tre tubi a triangolo che salgono in verticale allargandosi collegati tra loro da spezzoni fino a 7 metri e poi dai 7 ai 14 metri di nuovo a richiudersi ...tipo una forma a rombo, nella parte piu’ larga del rombo installato delle pulegge che servono a controventare la struttura senza crocette, sfuttando il fatto che il cat e’ molto largo e si riesce a dare molto angolo, dai 21 metri iniziali lo hanno ridotto a 14 mt.
Costruzione in ferro fatta per pochi spiccioli dal fabbro locale , neanche zincata , ma solo verniciata esteriormente e all’interno dei tubi fatta colare una gran quantita’ di vernice mentre ruotava il tubo.
Tutto il sistema sta’ ora in piedi supportato solo da cime in tessile senza nessun cavo d’acciaio, come canaletta hanno saldato uno scatolato e poi con il flessibile hanno praticato una fessura da una parte per  alloggiare i cursori della randa.Naturalmente non ha boma.
Tutto l’ambaraban e’ in piedi da piu’ di due anni, al momento non si intravvede nessun punto di ruggine, a detta di loro hanno preso anche venti importanti nei due anni che bazzicano nel delta del Rio della Plata, e dicono che anche senza boma se la cava discretamente, ora stavano discutendo se scendere in Patagonia , e mi sembrano abbastanza tranquilli.
E’ una maniera come un altra per viaggiare in barca a vela, sommandoci anche il fatto che hanno rischiato in altre due occasioni di perdere la barca, la prima quando vicino a Buenos Aires hanno ancorato con 20 metri di catena e il restante in tessile senza considerare che in questi posti con molta corrente molte volte il vento proviene da una parte e la corrente da un altra , e ci si ritrova la catena che lavora in senso inverso completamente sotto la barca.
Il loro tessile sfregando sotto la chiglia si e’ tranciato di netto lasciando ancora e spezzone di catena sul fondo ...per fortuna che erano a bordo se no la barca non la ritrovavano piu’.
Un altra volta risalendo il Rio Rosario senza carte (qua’ e’ complicato trovare delle carte aggiornate) hanno picconato a 6 nodi una roccia sommersa...per fortuna senza grandi conseguenze se non una ammaccatura...ma poteva andare molto peggio.






Insieme a Peter Geraldine e cane e gatto







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