martedì 27 febbraio 2018

Il riassunto del progetto "Patagonia"



Malta, Tigne Point,  24 febbraio 2014, ore 06.00


24 febbraio 2018

A febbraio di 4 anni fa’, 2014, alle 6 di mattina a bordo di Stranizza , Antonella e io uscivamo all’ alba  da Tigne Point per dirigerci verso un grande progetto…la Patagonia.
Avevamo esperienza velica un po’ generica del Mediterraneo , ma nulla dell’ oceano.
Avevamo studiato molto sui testi e sui vari blog...ma una cosa e’ il virtuale e un altra la realta’.
Siamo partiti nella stagione sbagliata per il Med...ma anche per l’ oceano, ma la voglia di partire era davvero tanta.
Anche tecnicamente eravamo molto distanti dall’ essere a posto.
Il timone a vento lo finimmo di montare alle Baleari...con poco tempo e poca cognizione del  funzionamento, tante’ che lo utilizzamo poi poco per l’ impossibilita’ di calibrarlo e bilanciare la barca,tanti  problemi vari con la barca ...troppo lunghi da menzionare in questo post.
Fino alle Canarie...a parte l’ essere usciti da Gibilterra con l’ ovest che ci costrinse a stringere sulla costa marocchina e  a fare lo zig zag tra le reti derivanti...ando’ abbastanza bene con l’ arrivo alla Graciosa.
Anche la tratta Canarie Capo Verde pur con gli alisei in rallentamento in 9 giorni atterrammo a Mindelo con 45 nodi di sabbia e polvere sul naso...ma atterrammo.
Da Capo Verde in poi comincia la penalita’ del fuori stagione, il vento ..non c’e’.
Il gasolio non e’ moltissimo, i tre quarti della cambusa fatta a Mindelo finisce in acqua per la pessima qualita’ dei prodotti  , l’ ombra creata dall’ arcipelago di Capo Verde riguardo al vento e’ molto piu’ estesa di quello che pensavamo e...ancora il vento e’debole.
Passato l’ equatore decidiamo di atterrare a Cabedelo nel nord est del Brasile, di fatto sara’ la notra traversata piu’ lunga in assoluto...l’ inesperienza si fa’ sentire, 23 giorni per appena 1600 miglia.
E’ giugno e siamo nella stagione piu’ che sbagliata per scendere verso sud, con l’ inverno australe gli alisei del sud rinforzano e si dispongono piu’ da SE.
Altri navigatori a Cabedelo ci dicono di lasciar perdere e aspetare tempi piu’ propizi, ma noi siamo infoiati e teniamo duro.
Risultato facciamo piu’ di 600 miglia di bolina durissima contro gli alisei del SE in piena forza, sotto temporali e pioggia a catinelle.
Arriviamo a Salvador de Baja e “enough is enough” , siamo stremati e la barca soffre come se non piu’ di noi.
Incontriamo una barca in alluminio di francesi diretti verso il grande sud , facciamo amicizia e ci rendiamo conto che ...grazie al nostro entusiasmo siamo riusciti ad arrivare fino a qui’, ma vedendo quello che ci manca in barca, penso che non riusciremmo a sopravvivere nelle alte latitudini.
E’ una considerazione dura, considerando che in Brarsile e’ molto difficile fare dei lavori alla barca e importare materiali e’ pressapoco impossibile.
Ci cala un velo nero sulla testa, il nostro progetto sembra sciogliersi al sole come ghiaccio...siamo depressi.
Ci prendiamo una pausa di riflessione a Itaparica con una diversione a Magarugipe, dove decidiamo di fare ground zero e non aver paura di ammettere i nostri errori e riparite con slancio...anche se potra’ sembrare una follia...fare un loop completo dell’ Atlantico per poi riapprodare in Brasile.
Risalire il Brasile e via Guaiana Francese arrivare a Trinidad, ultima isola a sud delle Piccole Antille, fuori dalla cintura degli uragani e molto attrezzata con cantieri nautici e chandlery che possono importare da tutto il mondo senza problemi.
Tiriamo fuori il nuovo genoa dal gavone e puntando la prua  a nord cominciamo la risalita.
Dopo tre mesi in secco a Trinidad facendo tutti gli upgrade necessari, risaliamo le Piccole Antille e da Antigua facciamo la traversata Antigua Azzorre, 2300 miglia in 23 giorni...molto meglio.
Di li’ poi ridiscendiamo a Madera, ancora Canarie e poi saltando a pie’ pari Capo verde riatterriamo a Salvador de Baja , 3000 miglia in 29 giorni...mica male per un 34 piedi sovraccarico.
Ora si comincia a scendere verso il sud, facendo numerose tappe in Brasile, in Uruguay e molte tappe (cosa non comune) in Patagonia Argentina...spazzolati dal vento che di piu’ non si puo’.
A Dicembre 2016 siamo a Puerto Williams in Terra del Fuego, non contenti risaliamo il Chile verso nord attraverso i canali...esperienza  intensa ma  bellissima, arrivati a Puerto Montt si decide di rigoderci questo bellissimo Cile e torniamo verso sud ...questa volta con il vento a favore.
Ripassiamo da Puerto Williams dove spendiamo il secondo Natale con gli altri velisti e ripartiamo per una meta non proprio usuale...le Falkland Island.
Chi ci e’ stato ci avvisa dei venti forti e temibili, non a caso intorno alle isole giaciono piu’ di 300 relitti...e’ un grande challenger...ma le Falkland ci attirano come un magnete.
Rifacciamo per la seconda volta il temibile Stretto di Le Maire e atterriamo a Port Stanley, di li’ ci spostiamo poi nelle West Falkland dove all’ ancora ci becchiamo un uragano con venti a 88 nodi...sopravviviamo e decidiamo la traversata lunga dalle Falkland all’ Uruguay...1000 miglia nei 50 e nei 40. Sopravviviamo a due burrasche da nord e arriviamo felicemente a Piriapolis in Uruguay a Febbraio.
In 4 anni abbiamo navigato 25000 miglia, piu’ di un giro del mondo completo...e sicuramente piu’ complesso di un giro del mondo per la “Milky way”, piu’ complesso in termini di pianificazione e di navigazione...le alte latitudini sono dure e toste e non ammettono errori.
Abbiamo sbagliato diverse piccole cose, ma abbiamo imparato tantissimo...in una maniera che si puo’ solo imparare.... facendo le cose.
Siamo molto orgogliosi di noi stessi, pur considerandoci ancora navigatori della “mortadella” abbiamo raggiunto   dei risultati davvero sorprendenti ,molto piu’ delle aspettattive...se mai ce ne erano.
Continuiamo pero’ a stare concentrati e non mollare mai, cercheremo anche in futuro di affrontare le cose come abbiamo cercato sempre di affrontarle, pianificazione, informazioni, umilta’ e rispetto per questa natura che puo’ essere benevola ...ma anche incazzata come una belva ,un gran rispetto per il patner e ....una gran manutezione ...l’ arma vincente di tante situazioni a rischio in mare.

Ora una sosta stagionale, in attesa che entrino gli alisei del sud , per continuare la risalita verso nord...quanto a nord...piu’ a nord che possiamo naturalmente.

BV Angelo e Antonella dalla bellissima Malta.


1 commento:

  1. Quanto alla mortadella è una specialità nostrana e in quanto specialità, fa di voi delle persone speciali. Le imprese come la vita sono il percorso di giorni che si susseguono e solo così possono essere affrontate, dando il massimo sempre, come fate voi. Buon ritorno a casa.

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