mercoledì 2 aprile 2025

Da Treguier a Le Havre via isole Anglo Normanne

By Angelo 

Photos by Antonella

25 marzo 2025,  Da Tréguier a Fermain Bay isola del Guernsey, 44 miglia.

Un po’ preoccupati per la partenza da Tréguier per via della corrente che fa’ all’interno del marina giri strani, il vento da NW  sulla prua, per fortuna debole.

Molliamo e va’ tutto bene, onestamente le cose che ci preoccupano di più sono gli ormeggi all’arrivo nei marina e le partenze, la navigazione in se non è così problematica come il dover manovrare in spazi ristretti, con intorno un sacco di barche, con vento e correnti di maree.

La rotta per l’isola di Guernsey va’ per 39 gradi, col vento da NW ci darà una bolina larghina.

Con la previsione il vento è leggero e ci si aspetta l’aiutino del motore, invece anche con poco vento riusciremo a fare una media a vela di 4.9 nodi, e accenderemo il motore solo per l’ancoraggio.

Siccome prevediamo di ripartire la mattina dopo presto per poter prendere il tempo giusto per passare le Alderney Race, non vogliamo entrare in un marina e sottostare poi agli orari del gate per uscire, decidiamo quindi di ancorarci a Fermain Bay. Ci ancorammo lì anche l’anno scorso in agosto e c’era abbastanza affollamento, ora di questa stagione…il deserto.

Stacchiamo l’AIS prima di arrivare in baia, in fondo non siamo proprio in regola, essendo territorio inglese, dovremmo fare le pratiche di entrata, ma confidiamo sulla pigrizia dei militi perché non vengano a controllarci.

Il fondo buon tenitore da’ un ottimo ridosso da NW, il mare è una tavola, ma durante la notte, senza il vento che ci tiene allineati, la barca si metterà naturalmente al traverso della pur piccola risacca e si rollerà un po’, ma niente di drammatico.

Il posto è davvero bello, poi fuori stagione …una meraviglia, con gli uccellini che cinguettano al tramonto.

Track da Tréguier a Fermain Bay

25 marzo, partenza da Tréguier 

 


  

Guernsey in vista


Guernsey, verso la baia Fermain.

 

 

Guernsey, Fermain Bay

 




 

 

Tramonto a Fermain Bay

26 marzo 2025, da Fermain Bay a Omonville La Rogue, 38 miglia.

La mattina partiamo all’alba per prendere il giusto tempo per le Race, vento praticamente assente, mare calmo.

Calcoliamo bene i tempi e arriviamo alle Race con la stanca e poco dopo comincerà la corrente verso est nella Manica.

Appena arriviamo nella Manica e cominciamo ad andare verso est, viene giù un nebbione da paura e si infila il vento da NE, sul naso.

Un nebbione da pianura padana negli anni d’oro della nebbia, ciliegina sulla torta, ci accorgiamo sull’ AIS di un rimorchiatore che viene su vicino a costa dandoci una CPA (punto di incrocio) molto vicina, lui proviene da dritta con un angolo di 90 gradi rispetto a noi, noi siamo a motore e quindi gli dobbiamo dare la precedenza, ma in sta nebbia si rimane disorientati.

Poco dopo ci chiama via VHF per avvertirci che sta’ trainando una chiatta e ha 250 metri di rimorchio.

Seguendo la traccia AIS, rallentiamo e andiamo al minimo, ma nel frattempo la corrente è entrata in azione e ci spinge sui 4 nodi, quindi non è che possiamo rallentare più di così.

Le sue intenzioni sono comunque di seguire il profilo della costa, in questa maniera, passeremo vicini, ma non così vicini da far si che diventi un problema.

Per curiosità accendo il radar, ma tra la costa così vicina e la Race che è in piena attività con corrente contro il vento, il mare ribolle e sul radar non si distingue una cippa, anche lavorando con i gain, non c’è verso di vedere nulla, andiamo quindi solo di AIS.

Alla fine passa e noi cominciamo a stringere verso costa per entrare nel piccolo porticciolo di Omonville dove ci sono 4 gavitelli per i visitors, il problema sarà trovare l’entrata del porto.

Proseguiamo solo col cartografico, finché ad una decina di metri, finalmente vediamo il verde di entrata, per fortuna i gavitelli sono degli enormi coni bianchi e si distinguono bene.

Anche qui eravamo stati l’anno passato in stagione e oltre ai 4 gavitelli dei visitors c’erano anche una miriade di barchini dei locals ai vari gavitelli, ora, solo l’imbarazzo della scelta, il porto è deserto, manco un barchino al gavitello.

Prendiamo il gavitello che ci aggrada, ma ci rendiamo conto che sti mostri di gavitelli durante la notte ci daranno dei problemi perché senza vento si scontreranno con lo scafo con l’intenzione di demolirlo.

Vedo che a poppa a 3/4 metri c’e’ un piccolo gavitello, faccio un paio di lanci con una cima e alla fine riesco a far passare la cima a doppino intorno al gavitello, cazzo la cima e ora siamo su due gavitelli, l’unico problema è che i due gavitelli sono troppo vicini allo scafo, finché c’è l’alta marea, nema problema, ma quando saremo in bassa, sicuramente verrano a sbattere sulla barca.

Naturalmente la bassa marea arriva alle due di notte e ci svegliamo con delle botte da demolizione contro lo scafo, esco con un freddo da nebbia e mollo il gavitello di poppa, per fortuna ci allontaniamo un po’ da quello di prua e riusciremo in qualche maniera tra un rollio e un altro a dormicchiare un po’.


Track da Ferman Bay a Omonville
 
 

26 marzo, partenza da Fermain Bay, vista dell'isoletta di fianco

Gorghi di corrente in avvicinamento alla Alderney Race o Raz Blanchard


Prima del Capo La Hague

Dopo il Capo La Hague..



Omonville La Rogue, il molo di entrata e i gavitelli


Omonville, si intravede appena la spiaggia

 

27 marzo da Omonville a Cherbourg , 10 miglia.

Tappa corta, per fortuna perché tra l’ancoraggio e il gavitello sono due notti che non è che dormiamo alla grande.

Partiamo ancora col nebbione, sperando di non incontrare qualche pisquano che se ne va’ in giro senza AIS. Dopo 4 miglia il sole vince per un po’ la sua dura lotta contro la nebbia, ma nel tempo di una mezzoretta la battaglia è di nuovo persa.

Mentre andiamo tranquillamente a motore, con autopilota e track automatico della rotta, ad un certo punto va’ tutto in tilt e sul cartografico la tracciatura della rotta somiglia a un grafico di un sismografo che registra un grosso terremoto.

Il GPS dei 4800 baud rate da’ i numeri, e così influenza l’autopilota, mentre il GPS dell’AIS dei 38400 funziona perfettamente.

Antonella si mette al timone e comincia a timonare seguendo la bussola, io ogni tanto controllo la rotta sul cartografico e provo a far di tutto per poter rimettere in sesto la situazione, ma non c’è verso.

Una volta arrivati a Cherbourg, mi do’ da fare per sistemare la situazione, penso che il problema sia nell’antennina del GPS, ormai vecchia 25 anni, e che la batteria al litio interna sia scarica, provocando questo problema.

Chiamo al telefono Raymarine Italia, e gli espongo il problema, anche se stiamo parlando di strumenti ormai appartenenti al pliocene, oltretutto interfacciati in una maniera non certo Raymarine standard.

Comunque sia, trovo un tecnico molto bravo e paziente che una volta capito come è stato strutturato l’impianto mi da’ un paio di possibili soluzioni, che però non ci metterebbe certo la mano sul fuoco sulla validità. Comunque sia il primo passo è quello di andare a verificare lo stato della batteria nel GPS.

L’antennina è montata sullo spoiler di poppa e quindi nello smontaggio si corre il rischio di perdere qualche elemento che può cadere in acqua. Appendo un ombrello alla rovescio sotto lo spoiler e procedo allo smontaggio, finché arrivo alla fatidica batteria, che hanno avuto la buona pensata di punzonare il negativo al GPS, quindi anche se volessi cambiare la batteria no potrei perché è saldata.

Per fortuna la batteria è ancora viva e vegeta con i suoi 3 volts, richiudo il tutto e si comincia a pensare alla seconda soluzione che sarebbe comprare un nuovo GPS con output Sea Talk in Nmea 0183, insomma una reliquia di guerra. Stranamente si trova ancora su SVB 24, ad un prezzo non proprio economico.

Decido di aspettare e fare altre prove, il giorno dopo funzionerà tutto perfettamente e così i giorni a venire, cosa sia successo rimane un mistero irrisolto.


Track da Omonville a Cherbourg


Il GPS impazzito ci traccia un track da rilevatore sismico

27 marzo, partenza da Omonville.

Verso Cherbourg




Cherbourg, le fortificazioni della Grande Rade, ingresso Ovest






29 marzo 25 da Cherbourg a San Vaast La Hogue26 miglia originarie, ma poi diventate 52!

Da Cherbourg per proseguire verso est, bisognerebbe tagliare il golfo Baie de Seine ed arrivare a Fecamp, il problema è che sono più di 80 miglia e necessita quindi la navigazione di una notte, cosa che non ci attira per nulla, vuoi per il freddo notturno, vuoi per l’alta densità di traffico proveniente da e diretto verso la Senna, vuoi che siamo stanchi dopo tanti anni di perdere nottate a navigare.

Quindi, la pensata è di girare intorno al capo Barfleur, affrontare le Race copia di quelle di Alderney e di non entrare nel porticciolo di San Vaast che viene regolato da una chiusa per mantenere acqua al suo interno e quindi dover poi sincronizzare la partenza con l’apertura del gate, cosa che a noi non conviene. Decidiamo quindi di metterci all’ancora vicino alla boa della SNSM, il fondo buonissimo tenitore, però riparo praticamente zero dal vento di sud ovest a 26/27 nodi di raffica che bufferà durante la notte, di buono c'è che non riuscirà a montare il mare essendo abbastanza vicino a costa.

Partiamo da Cherbourg alle 07:00 con la marea uscente e prendiamo fuori la marea che corre già verso est.

Per qualche motivo, vuoi che eravamo ancora un po’ rincoglioniti dalle notti precedenti, vuoi che teniamo battuti tutti i possibili bollettini meteo, insomma scazziamo la partenza che avremmo dovuto fare alle 04:00 per essere in tempo per la Race. Ce ne rendiamo conto dopo un paio di ore, quando rifacendo i conti, la matematica non torna.
Per fare breve una storia lunga, ci troviamo nel posto sbagliato al momento sbagliato.

4.2 nodi di corrente contro alle sizigie (periodo delle maree più forti) al traverso del faro di Barfleur, ci proviamo alla disperata, motore a busso, ma poco a poco vediamo la velocità scendere inesorabilmente, 1 nodo, 0.7, 0.2 fino ad arrivare a 0.0, praticamente fermi.

Proviamo a cambiare la direzione per avere un po’ di angolo contro la corrente e qui succede l’imponderabile che, non essendo mai accaduto, ci lascia perplessi per brevi attimi.

Antonella continua a tenere la barca in rotta e con la bussola legge 130 gradi, ma io sui due GPS vedo che ci stiamo muovendo a 5 nodi verso nord ovest, dopo il primo attimo di sconcertamento capiamo che la corrente ci ha catturato e ci sta’ trascinando la barca verso nord ovest pur mantenendo la prua verso sud est.

Una sensazione poco bella, a quel punto non c’è altro da fare se non girare la barca con la corrente in poppa e tornare verso Cherbourg.

Ora si fila a 8 nodi, ma il morale è sotto le scarpe, abbiamo fatto davvero un errore grossolano, non ci era ancora capitato un errore cosi macroscopico, anche se sfiduciati ci ripetiamo che è comunque una buona lezione da cui imparare, qua’ appena si allenta un po’ la guardia si è sul limite del disastro.

Procediamo un paio di ore verso Cherbourg, ma i cervelli continuano a fare calcoli e non arrendersi alla sconfitta.

Quasi in simultanea diciamo “ e se ci riprovassimo? ”, ora la marea interna al capo ha cominciato a correre verso sud, mentre quella esterna continua a correre verso nord ovest, si tratta solo di beccare quella interna, filare come missili e cercare di arrivare all’ancoraggio prima di buio per non raccattare le nasse di mezza Francia nel percorso.

Detto fatto, altro giro di 180 gradi, ora nella direzione giusta e piano piano vediamo l’incremento di velocità man mano che ci riavviciniamo al capo, quando tocchiamo la fatidica velocità di 4 nodi, esultiamo come avessimo vinto la lotteria.

Man mano che ruotiamo intorno al capo, la velocità aumenta fino a 7 nodi, il vento ci da’ una mano al traverso, ora è una corsa contro il tempo per arrivare prima di buio.

Alle 19:20 caliamo l’ancora nel posto designato, dopo 10 minuti arriva il buio della luna nuova.

Siamo stanchissimi, una tappa che doveva essere di 26 miglia si è tramutata in 52 miglia con un vento da nord ovest gelido, però una gran soddisfazione di non aver mollato e aver rimediato un errore grossolano, anche perché erano due giorni concatenati, il primo col vento da nord ovest, il secondo verso Le Havre col vento da sud ovest alle portanti, se perdevamo la finestra il terzo giorno sarebbe entrato il duro nord est sul naso e nel caso fossimo tornati indietro saremmo rimasti fermi a Cherbourg almeno una settimana e Cherbourg non è che poi ci piaccia molto, al contrario di Le Havre dove ci sono un sacco di cose da scoprire.

Finito l’ancoraggio, accendiamo subito la stufa a gasolio per scaldarci un po’, un bel piatto di pasta e a letto stravolti.

La nottata sarà però lunga e a parte un paio di ore di sonno, abbastanza movimentata, verso l’una di notte il vento da nord ovest gira prima da ovest per posizionarsi poi da sud ovest e rinforzare.

Siamo in 7 metri di fondo con 40 metri di catena e la mitica Rocna, ma quando vediamo raffiche a 33 nodi in un buio da pece, non ci sentiamo molto tranquilli, con in più il movimento di marea delle sizigie a 8.2 metri di differenza di marea, che fa’ si che la barca tremi tutta cercando di bilanciarsi tra il vento e la corrente.


La partenza da Cherbourg con bordi con il nord ovest


Track dell'incontro con la Race di Barfleur, ritorno verso Cherbourg ed infine rotta su San Vaast.

29 marzo, ore 8 del mattino, partenza da Cherbourg, il profilo della città

Al timone per i bordi in uscita che ci faranno perdere tempo prezioso sulla corrente

Ore 11 e 30, il faro di Barfleur da Ovest

Ore 17 e 30 Il faro di Barfleur e l'edificio piú basso allineati, stiamo passando

Ore 17 e 40

Ore 17 e 50, ce l'abbiamo fatta, rottaverso St. Vaast

Ore 19 e 15 all'ancoraggio a St. Vaast, si vede la boa del SNSM e il forte de La Hogue sullo sfondo

Ore 19,15 all'ancora, in vista dell'isola Tatihou e le torri Vauban



30 marzo 2025 da San Vaast a Le Havre 53 miglia

Comunque a parte un po’ di sonno regalato agli angeli, tutto va’ bene, alle 07:00 disancoriamo e via che si va’ con rotta 95 gradi e vento ormai di poppa da ovest.

Altra giornata lunga per il sonno perso, ma si viaggia come dei fulmini, teniamo tutta randa in poppa piena e nulla a prua. Avremmo dovuto tangonare il genoa prima, ma ormai è tardi, perché il vento spingendo contro la corrente tira su un bel putiferio, quindi solo di randa.

Arriviamo a 29/30 nodi di vento di apparente in poppa piena e filiamo a 6 nodi pur contro la corrente, la barca comincia a partire in straorza, Antonella al timone a tenere poppa piena, io cazzo al centro la randa e vado all’albero, mollo i lazy jack di sotto vento e prendiamo una mano alla randa.

Pur con randa con i cursori, la manovra fila liscia senza intoppi, ora si va’ meglio, la barca è più equilibrata.

L’ingresso a Le Havre non è dei più semplici, abbiamo il vento che ci spinge da poppa, dobbiamo stare fuori dal canale commerciale di ingresso che ad un certo punto si divide in due e possiamo entrare solo quando il fanale IPTS ci da’ luce verde, se rossa non si entra perché o c’è un cargo in entrata o in uscita.

Naturalmente c’è anche l’AIS che aiuta, ma bisogna rispettare la segnaletica.

Siamo in parallelo al canale commerciale, passa un cargo con la pilotina dietro, il semaforo diventa verde e via a razzo che passiamo la verde e la rossa di entrata, subito una svolta a sinistra e siamo dentro al marina.

È domenica e naturalmente non c’è nessuno al marina, ci ormeggiamo al pontile visitatori e siamo arrivati, siamo supercontenti, manco fossimo arrivati al polo Nord, ma per noi è stata davvero una gran soddisfazione.

Portiamo il cavo elettrico in banchina per poter accendere la stufina elettrica, ma le colonnine non funzionano, scopriremo solo la mattina dopo che la colonnina va’ attivata con uno speciale budge rilasciato dal marina.

Poco male, per fortuna abbiamo il piano B, la favolosa Reflex, che in pochi minuti ci riscalda le ossa, ceniamo e crolliamo, davvero due giorni duri e con grandi emozioni, ma la consapevolezza di avercela fatta ripaga davvero di tutti i disagi.


Track da San Vast a Le Havre col vento in poppa

Le Havre dal pontile Visitors

Le Havre, l'ingresso del porto turistico

Alta marea, da notare il livello dell'acqua arriva al bianco dei piloni

Alta Marea

Bassa Marea, notare i piloni





Bassa Marea, i pontili quasi appoggiati a terra

La chiesa di St. Joseph a Le Havre costruita negli anni 50 sul progetto dell'architetto Auguste Perret nel grande lavoro di ricostruzione della città dopo che era stata praticamente rasa al suolo dai bombardamenti. Costruita in cemento armato con inserti di vetri colorati della Mastra Vetraia Marguerite Huré.






Originale acquasantiera





 Le Havre, "porto" in normanno, si torva sulla riva nord dell'estuario della Senna. Nasce come porto di Parigi,  intorno al XVI sec. su volere del re Francesco I.  Distrutta dalla guerra e quasi completamente ricostruita è stata dichiarata nel 2005 Patrimonio mondiale dall'UNESCO come esempio di architettura urbanistica del dopoguerra.





 






L'Hotel de Ville, il municipio.



Monumento ai caduti delle due guerre mondiali






































"Il Volcan", costruzione dell'architetto brasiliano Oscar Niemeyer in esilio in Francia negli anni '60, comprende una biblioteca, un teatro e sale di esposizione.







La spiaggia