By Angelo
Photos by Antonella
25 marzo 2025, Da Tréguier a Fermain Bay isola del Guernsey,
44 miglia.
Un po’
preoccupati per la partenza da Tréguier per via della corrente che fa’ all’interno
del marina giri strani, il vento da NW
sulla prua, per fortuna debole.
Molliamo e va’
tutto bene, onestamente le cose che ci preoccupano di più sono gli ormeggi
all’arrivo nei marina e le partenze, la navigazione in se non è così
problematica come il dover manovrare in spazi ristretti, con intorno un sacco di
barche, con vento e correnti di maree.
La rotta per l’isola
di Guernsey va’ per 39 gradi, col vento da NW ci darà una bolina larghina.
Con la previsione
il vento è leggero e ci si aspetta l’aiutino del motore, invece anche con
poco vento riusciremo a fare una media a vela di 4.9 nodi, e accenderemo il
motore solo per l’ancoraggio.
Siccome
prevediamo di ripartire la mattina dopo presto per poter prendere il tempo
giusto per passare le Alderney Race, non
vogliamo entrare in un marina e sottostare poi agli orari del gate per
uscire, decidiamo quindi di ancorarci a Fermain Bay.
Stacchiamo l’AIS
prima di arrivare in baia, in fondo non siamo proprio in regola, essendo
territorio inglese, dovremmo fare le pratiche di entrata, ma confidiamo sulla
pigrizia dei militi perché non vengano a controllarci.
Il fondo buon
tenitore da’ un ottimo ridosso da NW, il mare è una tavola, ma durante la
notte, senza il vento che ci tiene allineati, la barca si metterà naturalmente
al traverso della pur piccola risacca e si rollerà un po’, ma niente di
drammatico.
Il posto è
davvero bello, poi fuori stagione …una meraviglia, con gli uccellini che cinguettano
al tramonto.
Track da Tréguier a Fermain Bay
25 marzo, partenza da Tréguier |
Guernsey in vista |
Guernsey, verso la baia Fermain. |
Guernsey, Fermain Bay |
Tramonto a Fermain Bay |
26 marzo 2025, da
Fermain Bay a Omonville La Rogue, 38 miglia.
La mattina
partiamo all’alba per prendere il giusto tempo per le Race, vento praticamente
assente, mare calmo.
Calcoliamo bene i
tempi e arriviamo alle Race con la stanca e poco dopo comincerà la corrente
verso est nella Manica.
Appena arriviamo
nella Manica e cominciamo ad andare verso est, viene giù un nebbione da paura
e si infila il vento da NE, sul naso.
Un nebbione da
pianura padana negli anni d’oro della nebbia, ciliegina sulla torta, ci
accorgiamo sull’ AIS di un rimorchiatore che viene su vicino a costa dandoci
una CPA (punto di incrocio) molto vicina, lui proviene da dritta con un angolo di 90 gradi rispetto
a noi, noi siamo a motore e quindi gli dobbiamo dare la precedenza, ma in sta
nebbia si rimane disorientati.
Poco dopo ci
chiama via VHF per avvertirci che sta’ trainando una chiatta e ha 250 metri di
rimorchio.
Seguendo la
traccia AIS, rallentiamo e andiamo al minimo, ma nel frattempo la corrente è
entrata in azione e ci spinge sui 4 nodi, quindi non è che possiamo rallentare
più di così.
Le sue intenzioni
sono comunque di seguire il profilo della costa, in questa maniera, passeremo
vicini, ma non così vicini da far si che diventi un problema.
Per curiosità accendo
il radar, ma tra la costa così vicina e la Race che è in piena attività con
corrente contro il vento, il mare ribolle e sul radar non si distingue una
cippa, anche lavorando con i gain, non c’è verso di vedere nulla, andiamo
quindi solo di AIS.
Alla fine passa e
noi cominciamo a stringere verso costa per entrare nel piccolo porticciolo di
Omonville dove ci sono 4 gavitelli per i visitors, il problema sarà trovare l’entrata
del porto.
Proseguiamo solo
col cartografico, finché ad una decina di metri, finalmente vediamo il verde di
entrata, per fortuna i gavitelli sono degli enormi coni bianchi e si
distinguono bene.
Anche qui
eravamo stati l’anno passato in stagione e oltre ai 4 gavitelli dei visitors c’erano
anche una miriade di barchini dei locals ai vari gavitelli, ora, solo l’imbarazzo
della scelta, il porto è deserto, manco un barchino al gavitello.
Prendiamo il
gavitello che ci aggrada, ma ci rendiamo conto che sti mostri di gavitelli
durante la notte ci daranno dei problemi perché senza vento si scontreranno
con lo scafo con l’intenzione di demolirlo.
Vedo che a poppa
a 3/4 metri c’e’ un piccolo gavitello, faccio un paio di lanci con una cima e
alla fine riesco a far passare la cima a doppino intorno al gavitello, cazzo la
cima e ora siamo su due gavitelli, l’unico problema è che i due gavitelli sono
troppo vicini allo scafo, finché c’è l’alta marea, nema problema, ma quando
saremo in bassa, sicuramente verrano a sbattere sulla barca.
Naturalmente la
bassa marea arriva alle due di notte e ci svegliamo con delle botte da
demolizione contro lo scafo, esco con un freddo da nebbia e mollo il gavitello
di poppa, per fortuna ci allontaniamo un po’ da quello di prua e riusciremo in
qualche maniera tra un rollio e un altro a dormicchiare un po’.
26 marzo, partenza da Fermain Bay, vista dell'isoletta di fianco |
Gorghi di corrente in avvicinamento alla Alderney Race o Raz Blanchard |
Prima del Capo La Hague |
Dopo il Capo La Hague.. |
Omonville La Rogue, il molo di entrata e i gavitelli |
Omonville, si intravede appena la spiaggia |
27 marzo da
Omonville a Cherbourg , 10 miglia.
Tappa corta, per
fortuna perché tra l’ancoraggio e il gavitello sono due notti che non è che
dormiamo alla grande.
Partiamo ancora
col nebbione, sperando di non incontrare qualche pisquano che se ne va’ in
giro senza AIS. Dopo 4 miglia il sole vince per un po’ la sua dura lotta contro
la nebbia, ma nel tempo di una mezzoretta la battaglia è di nuovo persa.
Mentre andiamo
tranquillamente a motore, con autopilota e track automatico della rotta, ad un
certo punto va’ tutto in tilt e sul cartografico la tracciatura della rotta
somiglia a un grafico di un sismografo che registra un grosso terremoto.
Il GPS dei 4800 baud
rate da’ i numeri, e così influenza l’autopilota, mentre il GPS dell’AIS dei
38400 funziona perfettamente.
Antonella si
mette al timone e comincia a timonare seguendo la bussola, io ogni tanto
controllo la rotta sul cartografico e provo a far di tutto per poter rimettere
in sesto la situazione, ma non c’è verso.
Una volta
arrivati a Cherbourg, mi do’ da fare per sistemare la situazione, penso che il
problema sia nell’antennina del GPS, ormai vecchia 25 anni, e che la batteria
al litio interna sia scarica, provocando questo problema.
Chiamo al
telefono Raymarine Italia, e gli espongo il problema, anche se stiamo parlando
di strumenti ormai appartenenti al pliocene, oltretutto interfacciati in una
maniera non certo Raymarine standard.
Comunque sia,
trovo un tecnico molto bravo e paziente che una volta capito come è stato
strutturato l’impianto mi da’ un paio di possibili soluzioni, che però non ci
metterebbe certo la mano sul fuoco sulla validità.
L’antennina è
montata sullo spoiler di poppa e quindi nello smontaggio si corre il rischio
di perdere qualche elemento che può cadere in acqua.
Per fortuna la
batteria è ancora viva e vegeta con i suoi 3 volts, richiudo il tutto e si
comincia a pensare alla seconda soluzione che sarebbe comprare un nuovo GPS con
output Sea Talk in Nmea 0183, insomma una reliquia di guerra.
Decido di
aspettare e fare altre prove, il giorno dopo funzionerà tutto perfettamente e
così i giorni a venire, cosa sia successo rimane un mistero irrisolto.
27 marzo, partenza da Omonville. |
Verso Cherbourg |
Cherbourg, le fortificazioni della Grande Rade, ingresso Ovest |
Da Cherbourg per
proseguire verso est, bisognerebbe tagliare
il golfo Baie de Seine ed arrivare a Fecamp, il problema è che sono più di 80
miglia e necessita quindi la navigazione di una notte, cosa che non ci attira
per nulla, vuoi per il freddo notturno, vuoi per l’alta densità di traffico proveniente
da e diretto verso la Senna, vuoi che siamo stanchi dopo tanti anni di perdere
nottate a navigare.
Quindi, la
pensata è di girare intorno al capo Barfleur, affrontare le Race copia di
quelle di Alderney e di non entrare nel porticciolo di San Vaast che viene
regolato da una chiusa per mantenere acqua al suo interno e quindi dover poi
sincronizzare la partenza con l’apertura del gate, cosa che a noi non conviene.
Partiamo da
Cherbourg alle 07:00 con la marea uscente e prendiamo fuori la marea che corre
già verso est.
Per qualche
motivo, vuoi che eravamo ancora un po’ rincoglioniti dalle notti precedenti,
vuoi che teniamo battuti tutti i possibili bollettini meteo, insomma scazziamo
la partenza che avremmo dovuto fare alle 04:00 per essere in tempo per la Race.
Per fare breve
una storia lunga, ci troviamo nel posto sbagliato al momento sbagliato.
4.2 nodi di
corrente contro alle sizigie (periodo delle maree più forti) al traverso del faro di Barfleur, ci proviamo alla
disperata, motore a busso, ma poco a poco vediamo la velocità scendere
inesorabilmente, 1 nodo, 0.7, 0.2 fino ad arrivare a 0.0, praticamente fermi.
Proviamo a cambiare la direzione per avere un po’ di angolo contro la corrente e qui succede l’imponderabile che, non essendo mai accaduto, ci lascia perplessi per brevi attimi.
Antonella
continua a tenere la barca in rotta e con la bussola legge 130 gradi, ma io
sui due GPS vedo che ci stiamo muovendo a 5 nodi verso nord ovest, dopo il
primo attimo di sconcertamento capiamo che la corrente ci ha catturato e ci sta’
trascinando la barca verso nord ovest pur mantenendo la prua verso sud est.
Una sensazione
poco bella, a quel punto non c’è altro da fare se non girare la barca con la
corrente in poppa e tornare verso Cherbourg.
Ora si fila a 8
nodi, ma il morale è sotto le scarpe, abbiamo fatto davvero un errore
grossolano, non ci era ancora capitato un errore cosi macroscopico, anche se
sfiduciati ci ripetiamo che è comunque una buona lezione da cui imparare, qua’
appena si allenta un po’ la guardia si è sul limite del disastro.
Procediamo un
paio di ore verso Cherbourg, ma i cervelli continuano a fare calcoli e non
arrendersi alla sconfitta.
Quasi in
simultanea diciamo “ e se ci riprovassimo? ”, ora la marea interna al capo ha
cominciato a correre verso sud, mentre quella esterna continua a correre verso
nord ovest, si tratta solo di beccare quella interna, filare come missili e
cercare di arrivare all’ancoraggio prima di buio per non raccattare le nasse di
mezza Francia nel percorso.
Detto fatto,
altro giro di 180 gradi, ora nella direzione giusta e piano piano vediamo l’incremento
di velocità man mano che ci riavviciniamo al capo, quando tocchiamo la
fatidica velocità di 4 nodi, esultiamo come avessimo vinto la lotteria.
Man mano che
ruotiamo intorno al capo, la velocità aumenta fino a 7 nodi, il vento ci da’
una mano al traverso, ora è una corsa contro il tempo per arrivare prima di
buio.
Alle 19:20
caliamo l’ancora nel posto designato, dopo 10 minuti arriva il buio della luna
nuova.
Siamo
stanchissimi, una tappa che doveva essere di 26 miglia si è tramutata in 52
miglia con un vento da nord ovest gelido, però una gran soddisfazione di non
aver mollato e aver rimediato un errore grossolano, anche perché erano due
giorni concatenati, il primo col vento da nord ovest, il secondo verso Le Havre
col vento da sud ovest alle portanti, se perdevamo la finestra il terzo giorno
sarebbe entrato il duro nord est sul naso e nel caso fossimo tornati indietro
saremmo rimasti fermi a Cherbourg almeno una settimana e Cherbourg non è che
poi ci piaccia molto, al contrario di Le Havre dove ci sono un sacco di cose da
scoprire.
Finito l’ancoraggio,
accendiamo subito la stufa a gasolio per scaldarci un po’, un bel piatto di
pasta e a letto stravolti.
La nottata sarà
però lunga e a parte un paio di ore di sonno, abbastanza movimentata, verso l’una
di notte il vento da nord ovest gira prima da ovest per posizionarsi poi da sud
ovest e rinforzare.
Siamo in 7 metri
di fondo con 40 metri di catena e la mitica Rocna, ma quando vediamo raffiche a
33 nodi in un buio da pece, non ci sentiamo molto tranquilli, con in più il
movimento di marea delle sizigie a 8.2 metri di differenza di marea, che fa’ si
che la barca tremi tutta cercando di bilanciarsi tra il vento e la corrente.
29 marzo, ore 8 del mattino, partenza da Cherbourg, il profilo della città |
Al timone per i bordi in uscita che ci faranno perdere tempo prezioso sulla corrente |
Ore 11 e 30, il faro di Barfleur da Ovest |
Ore 17 e 30 Il faro di Barfleur e l'edificio piú basso allineati, stiamo passando |
Ore 17 e 40 |
Ore 17 e 50, ce l'abbiamo fatta, rottaverso St. Vaast |
Ore 19 e 15 all'ancoraggio a St. Vaast, si vede la boa del SNSM e il forte de La Hogue sullo sfondo |
Ore 19,15 all'ancora, in vista dell'isola Tatihou e le torri Vauban |
30 marzo 2025 da San Vaast a Le Havre 53 miglia
Comunque a parte
un po’ di sonno regalato agli angeli, tutto va’ bene, alle 07:00 disancoriamo e
via che si va’ con rotta 95 gradi e vento ormai di poppa da ovest.
Altra giornata
lunga per il sonno perso, ma si viaggia come dei fulmini, teniamo tutta randa
in poppa piena e nulla a prua. Avremmo dovuto tangonare il genoa prima, ma
ormai è tardi, perché il vento spingendo contro la corrente tira su un bel
putiferio, quindi solo di randa.
Arriviamo a 29/30
nodi di vento di apparente in poppa piena e filiamo a 6 nodi pur contro la
corrente, la barca comincia a partire in straorza, Antonella al timone a
tenere poppa piena, io cazzo al centro la randa e vado all’albero, mollo i
lazy jack di sotto vento e prendiamo una mano alla randa.
Pur con randa con
i cursori, la manovra fila liscia senza intoppi, ora si va’ meglio, la barca è
più equilibrata.
L’ingresso a Le
Havre non è dei più semplici, abbiamo il vento che ci spinge da poppa,
dobbiamo stare fuori dal canale commerciale di ingresso che ad un certo punto
si divide in due e possiamo entrare solo quando il fanale IPTS ci da’ luce
verde, se rossa non si entra perché o c’è un cargo in entrata o in uscita.
Naturalmente c’è
anche l’AIS che aiuta, ma bisogna rispettare la segnaletica.
Siamo in
parallelo al canale commerciale, passa un cargo con la pilotina dietro, il
semaforo diventa verde e via a razzo che passiamo la verde e la rossa di
entrata, subito una svolta a sinistra e siamo dentro al marina.
È domenica e
naturalmente non c’è nessuno al marina, ci ormeggiamo al pontile visitatori e
siamo arrivati, siamo supercontenti, manco fossimo arrivati al polo Nord, ma
per noi è stata davvero una gran soddisfazione.
Portiamo il cavo
elettrico in banchina per poter accendere la stufina elettrica, ma le
colonnine non funzionano, scopriremo solo la mattina dopo che la colonnina va’
attivata con uno speciale budge rilasciato dal marina.
Poco male, per
fortuna abbiamo il piano B, la favolosa Reflex, che in pochi minuti ci
riscalda le ossa, ceniamo e crolliamo, davvero due giorni duri e con grandi
emozioni, ma la consapevolezza di avercela fatta ripaga davvero di tutti i
disagi.
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Le Havre dal pontile Visitors |
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Le Havre, l'ingresso del porto turistico |
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Alta marea, da notare il livello dell'acqua arriva al bianco dei piloni |
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Alta Marea |
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Bassa Marea, notare i piloni |
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Bassa Marea, i pontili quasi appoggiati a terra |
La chiesa di St. Joseph a Le Havre costruita negli anni 50 sul progetto dell'architetto Auguste Perret nel grande lavoro di ricostruzione della città dopo che era stata praticamente rasa al suolo dai bombardamenti. Costruita in cemento armato con inserti di vetri colorati della Mastra Vetraia Marguerite Huré.
Originale acquasantiera |
L'Hotel de Ville, il municipio. |
Monumento ai caduti delle due guerre mondiali |
"Il Volcan", costruzione dell'architetto brasiliano Oscar Niemeyer in esilio in Francia negli anni '60, comprende una biblioteca, un teatro e sale di esposizione.
La spiaggia |