domenica 11 maggio 2014

Un posto magico ....

La Graciosa è veramente un posto magico, forse anche grazie al fatto che è riserva naturale protetta  insieme agli altri isolotti a Nord di Lanzarote.
I colori, il panorama, l'essenzialità del paesaggio vulcanico ci hanno incantato.
Caleta de Sebo, unico villaggio sull'isola, non ha strade asfaltate e anche se molte sono case di villeggiatura non hanno quell'aria invadente dei luoghi turistici.
Siamo riusciti a fare un giretto intorno al paese e siamo arrivati fino alla spiaggia a Sud Ovest di Baia del Salado. L'isola è percorribile solo con gip autorizzate e  non si può andare fuori dai sentieri tracciati.
Non c'è molto altro da dire, le immagini parlano da sole.


Anche qui ci sono i nani in compagnia delle immagini sacre! - ( Dentro la porta)-




Dietro il villaggio: uno dei vulcani spenti dell'isola

Caleta de Sebo: ingresso del porto





Baia del Salado

Baia del Salado

Baia del Salado

Baia del Salado con vista sullo sfondo dell'ancoraggio Baia Francesa

Baia del Salado  una colonia di qualche strano animale?

La lava  solidificata sulla spiaggia

Vista a Nord

Baia del Salado

Quest' upupa si aggirava per le case



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Caleta de Sebo


venerdì 9 maggio 2014

Arrecife


07-Maggio-14
Dopo la bellissima isola della Graciosa, ci siamo mossi su Arrecife, capitale di Lanzarote. L’idea iniziale era di andare a Puerto Calero uno dei più belli e moderni marina delle Canarie …naturalmente tutto ha un costo, abbiamo saputo poi all’ultimo momento da un vicino di barca del nuovo marina appena in costruzione ad Arrecife con prezzi più popolari, almeno per il momento. Solo due pontili in opera, luce e acqua tutto volante e i bagni in un prefabbricato, è un progetto enorme con investimenti enormi, sempre gestito dalla società che gestisce Puerto Calero.
Penso che già dal  prossimo anno i prezzi  lieviteranno.
Quando eravamo ancora a La Linea abbiamo preso la decisione di stivare la catena dell’ancora in una apposita cassa a piede d’albero in dinette, e riporre l’ancora nel gavone, tutto ciò per alleggerire la prua in particolare nelle andature portanti, qualcuno ci aveva suggerito di tappare anche gli occhi di cubia per evitare l’entrata di acqua quando la prua è totalmente sommersa, ma abbiamo notato che nell’Ovni sono protetti e che in navigazione entra davvero pochissima acqua.
Di seguito prima e dopo lo stivaggio del importante catena ...84 metri del 10 mm più 20 kg di ancora Rocna.


Prima

e dopo


Questo e in più il fatto che il tender  è impacchettato sulla tuga come un salame (normalmente lo teniamo appeso allo spoiler dietro, ma impossibile ora per via del timone a vento), ci porta dalle Canarie in poi fino all’arrivo in Brasile ad approdare solo nei marina. Dico questo perché ad Arrecife c’è un gran bel posto davanti alla città per ancorare, ma abbiamo scelto il marina con prezzi popolari, così faremo anche a Mindelo,Capo Verde, dove ci hanno già anticipato un prezzo molto popolare con sconto dato dalla bassa stagione...poi di lì terzo jump.
Un vantaggio di essere nei marina è dato anche dal fatto che tempo fa acquistammo un fornello elettrico a due piastre non troppo ingombrante, quindi al marina fuori il fornello elettrico per abbattere un po’ le spese del gas...ma più che altro perché non è sempre così facile trovarlo.
Ad Arrecife con il sistema "provi la porta accanto", ci hanno fatto già girare tre distributori e quattro ferramenta e ancora siamo con la bombola vuota, speriamo ora l’ultima ferramenta nel pomeriggio.

Un po’ per fare passare una botta di vento sostenuto che dovrebbe assestarsi intorno a lunedì della prossima settimana, e un po’ per visitare la bellissima Lanzarote e non per ultimo tutti i lavoretti in sospeso, tipo dare l’olio al teak in pozzetto, assemblare una piccola centralina di filtri per poter prendere acqua dalla banchina (in particolare in Brasile, grazie ai consigli di Roberto di Branca) senza rimanere contaminati, e infine una “leak” di corrente sullo scafo che ce la portiamo dietro da un mesetto, rimarremo qui qualche giorno. 
Messa sottosopra la barca ...ma è un gran casino, su barche metalliche se tutto va bene è ok, ma quando c’è una perdita di corrente sullo scafo diventa davvero un lavoro investigativo ad alto livello. Ho, per fortuna, potuto contare sull’appoggio morale e tecnico di Gianfranco di Shaula 4 in Italia che, anche se disturbato incessantemente al telefono e via e-mail, è sempre stato gentilissimo. Sembra che alla fine ne siamo venuti a capo ...cross the fingers. Last but not the least il set up finale del timone a vento, provato ieri nella tratta Caleta del Sebo > Arrecife con una ventina di nodi alle portanti, abbiamo allegerrito il carico della ruota scollegando l’autopilota elettronico. 
Resta però il fatto che gli Ovni hanno il timone con compensazione zero e in più un timone poco importante come  superfice, quindi il timone a vento fatica un po’ a tenere la rotta in particolare con venti sostenuti, in più le cimette che controllano il movimento subiscono un allungamento che alla fine ritarda la timonata; penso di procurarmi delle cimette di spectra per ovviare  all’inconveniente e di mettere un sistema di tensionamento per compensare il tutto. 

Ci prepariamo al secondo jump, ogni volta raddoppiamo, questo sara’ di circa 10 giorni...l’ultimo forse 20 giorni...dipenderà da Nettuno e Eolo, i cosiddetti "gatto e la volpe".


Nettuno e Eolo... gatto e volpe e 
... a proposito Pinocchio e la Balena....
(By Antonella)

mercoledì 7 maggio 2014

MAKE ME INTERNATIONAL

Disegni di Antonella/Yasmin
























- Excuse me, Ladies' toilets ?
- .... SENORAS!


Questa vignetta,  a proposito della necessità di imparare le lingue, soprattutto se si viaggia e in particolar modo se si viaggia in barca a vela.
E' un fatto che la maggioranza dei velisti giramondo è inglese e francese, una parte inferiore di tedeschi e olandesi. E' un altro fatto  che la lingua spagnola sia una  delle lingue più parlate dopo l'inglese e il cinese  ( questo per numero della popolazione che per diffusione).
Conoscere la lingua di un posto  è importante non solo per farsi  capire ma per capire meglio gli altri e in certi casi può offrire il vantaggio di non essere trattati come turisti da spennare o da "prendere in giro".
In ultimo, è vero che in molti posti "internazionali" le indicazioni sono anche in inglese, ma non sempre è così e bisogna darsi da fare per capire le informazioni.

TUTTO SUGLI EOLICI

Disegni di Antonella/Yasmin.






Mulino Bianco...



La Marca

                                         
                                   -Anche io ho messo l'eolico!
                                   - Di che marca?
                                   -EOLICO!


Il Migliore..


           
                                   - Il mio è il migliore!
                                   - E quanto carica?
                                   - Ah non so devo controllare !




lunedì 5 maggio 2014

Caleta del Sebo, Isla Graciosa,Canarie


01-Maggio - Caleta del Sebo Isla Graciosa Canarie

29 13.6092 N            013 30.0271 W














Dovevamo partire venerdi  25 Aprile ma poi un Ovest teso ce lo ha impedito, abbiamo quindi rimandato al giorno dopo. Sabato 26 sveglia alle 5 e partenza alle 6 in maniera di essere alle 9 allo stretto a Tarifa, 5 ore prima della HW di Gibilterra, quando cioè il flusso di marea sara’ uscente dal Mediterraneo.
È ancora buio pesto, cominciamo l’uscita dall’immenso golfo di Gibilterra con centinaia di navi all’ancora, cominciamo lo zig zag...ma presto ci accorgiamo che non sono tutte all’ancora, c’è un gran movimento, navi che arrivano e navi che issano ancora per muoversi, dopo un po’ l’AIS è quasi impazzito dall’innumerevole quantita’ di incroci. Andiamo avanti, Antonella al timone io di sotto al computer a cercare di capire le varie traettorie. Siamo quasi fuori e salgo ach’io per godermi lo spettacolo, nenanche 30 secondi e un suono di sirena ci fa raggelare, la nave che stavamo passando a 200 metri ha issato e si sta muovendo già a 10 nodi continuando a suonarci addosso, mi ci vuole un po’ anche solo per capire dove sta andando, a bordo ha tutto acceso una gran luminaria che non si distinguono neanche le luci di via, alla fine mi sembra di intuirne la prua e caliamo decisamente i giri al motore per farla passare, finalmente ferma quel trombone di sirena e ci sfila sulla dritta.

Le luci del Golfo di Gibilterra, il chiarore dell'alba, la luna.

Lo stretto, al centro, dietro l'eolico " The Rock", a destra la costa africana.

Giriamo l’angolo del golfo e ci dirigiamo decisamente verso ovest, o almeno vorremmo, vento da ovest diretto sul naso 15 nodi, e la corrente non ha ancora girato...un massacro. A tutto motore filiamo alla iperbolica velocita di 1.4 nodi ...praticamente fermi, issiamo randa e cominciamo a fare piccoli bordi , anche se non migliora tantissimo. Andiamo avanti un oretta così poi per fortuna la corrente comincia a girare e piano piano prendiamo un po’ di velocita’. Passiamo Tarifa sempre con l’ovest sul naso ..siamo confidenti del meteo che prevede venti da nord appena fuori da Tarifa, l’idea è poi di proseguire per ovest una 50 ina di miglia per poi poggiare e andare giù di poppa piena, tutto cio’ per evitare i famigerati pescatori marocchini e le loro reti killer derivanti. 

 Il faro di Tarifa.

Stiamo passando le Colonne d'Ercole!!!


Il meteo ha toppato, continua 15/20 nodi da ovest e ci ritroviamo in mezzo a le due corsie di traffico dello stretto che procediamo ...sig...di nuovo a 1.5 nodi, perchè nel frattempo la marea ha girato ed abbiamo tutto contro. È un delirio ed è impensabile  proseguire così per altre 50 miglia, anche perché piano piano il mare comincia a crescere. Non ci sono tante opzioni, appena abbiamo acqua a sufficenza sottovento con la costa Marocchina, purtroppo dovremo poggiare e cercare di bolina di guadagnare il possibile per allontanarci da costa, ma sappiamo bene che ci attende una notte infernale. Procediamo di bolina con due mani e trinchetta con un bel  marone, prima dell’imbrunire vediamo arrivare da terra una miriade di piccole imbarcazioni di legno con a bordo 4/5 persone, venendo da terra sono contro al mare e al vento, con quei barchini fanno impressione, sull’onda si impennano quasi in verticale..ma continuano ad andare avanti imperterriti.

 Pescatori marocchini

So che li dovrei un po’ odiare per via che a breve metteranno giù tante di quelle reti da imprigionare un centinaio di eliche, ma non posso reprimere anche un po’ di ammirazione per il coraggio di essere in mare in quelle condizioni, e naturalmente staranno in mare tutta notte dormendo in sti gusci aperti a tutte le intemperie...la fame è fame. 

Poco pima del buio metto su un risotto in pentola a pressione, Antonella di guardia, paf...il GPS e AIS spariscono dallo schermo, abbiamo un cargo lanciato a 15 nodi che si avvicina in parallelo da prua. 
Mi metto al computer e cerco di capire che è successo. Dopo un po’ a stare così concentrato al computer mi viene un po’ di mal di mare, intanto la pentola a pressione comincia a fischiare, Antonella mi chiama su dicendo “ma cosa fa’ quello?” Spengo al volo la pentola mi lancio su e....visione da incubo ...Stephen King non si è inventato nulla, il cargo ha virato di brutto a circa 300 metri da noi e ci punta dritto come un fuso! Opzioni ..lo chiamo via radio..ma l’AIS è scollegato e non so il nominativo, mi catapulto giù e accendo motore (cosa che non volevamo fare sotto nessuna circostanza per via delle reti) tutta a manetta e in qualche maniera ci spostiamo dalla sua rotta, spegniamo istantaneamente il motore, dopo neanche 10 secondi avvistiamo una rete derivante a 50 metri dritto di prua, VIRAAAAAA... viriamo a dritta e la schiviamo per centimetri, facciamo un po’ di strada sul bordo con mure a sinistra e poi riviriamo.

Ricostruzione della scena: 
il cargo, il barchino dei pescatori di fianco, 
la rete derivante con i galleggianti colorati e la bandierina al centro.

Sono sudato e con le palpitazioni...che spaghetto, ricostruendo il fatto abbiamo pensato che anche il cargo accortosi della rete ha fatto di tutto per evitarla...spero solo ce ci avesse visto. 
Finisco di sistemare il problema AIS, ma mi è rimasto un gran mal di stomaco da tensione, paura...mal di mare, che purtroppo non mi mollerà più fino all’arrivo. 
Continuamo la notte di bolina, in mare una miriade di luci e lucette, in più un sacco di cargo che risalgono l’Africa per entrare a Gibilterra, noi tentiamo di guadagnare verso ovest, ma è un processo lento. Dopo un po', anche memore di quando lavoravo in Congo dove hanno le stesse tecniche di pesca ma al posto dei barchini ancora con le piroghe di legno a pagaia, insomma comincio a dare un senso al bailame di luci, la nuttata ha da passa’. E finalmente passa, alla fine il vento ha girato da nord,  è ora di mettersi al gran lasco e cercare di continuare verso ovest per allontanarsi da costa il più possibile. Chiudiamo randa, su tutta deriva, apriamo genoa e via che si fila a 5/6 nodi con 10/15 di vento. Inseriamo il timone a vento...va’, ma non ci convince interamente, ha una rotta molto balzellante. Andiamo avanti così, facendo continuamente aggiustamenti ... ma non funziona come dovrebbe, fino a che lunedi sera...manco a farlo apposta il vento salito a 30 nodi onde veramente grandi e con un periodo molto breve ...di sicuro non quelle degli Alisei, con in più le cosidette “Talebane”, treni di onde incazzate che ogni mezzoretta ci investivano sulla fiancata di destra con una gran violenza, tant è che un paio di volte grazie anche alla deriva completamente issata ci hanno fatto scivolare letteralmente di 2/3 metri sulla sinistra come fossimo una barchina di carta. 

Windy, il timone a vento che fatica a tenere la rotta.

Insomma in tutto sto po’ di casino il pilota a vento glie la da su, e non funziona più, chiamo su Antonella che stava riposando, si mette al timone, con un buio come la pece e un mare incrociato un po’ scary. Io intanto con la pila cerco di capire il problema...ma non c’è nulla da fare. 
Inseriamo il pilota elettronico incrociando le dita che ce la faccia con sto casino di mare, dapprima si stacca un paio di volte...poi piano piano sembra prendere il ritmo. 
Il prossimo problema è come alimentare tutta ‘sta elettronica: accendere il motore può essere pericoloso, i motori odierni delle barche sono motori marinizzati ma non marini, sono cioè motori da autotrazione un po’ riaggiustati, c’è quindi il serio pericolo che con troppi ondeggiamenti venga a mancare la lubrificazione dell’olio e allora addio motore. Spegniamo tutto quello che si puo’ spegnere, anche lo schermo del computer in stand by, nel caso sentissimo  l’allarme AIS, si riaccende e via, navighiamo per rotta bussola...di buono c’è che con 30 nodi da poppa i due eolici ci vanno a nozze e ci tengono cariche le batterie. La notte con i suoi turni è però saltata, arriviamo a mattina un po’ stravolti. Nel frattempo a causa del mare, la zattera situata nel suo alloggiamento a poppa, sotto la spinta dei marosi tenta di fuoriuscire dal suo posto.
Prima avevamo una zattera Arimar da 6 persone con normativa italiana, vuol dire l’unico paese al mondo che obbliga a inserire nella zattera anche acqua e cibo per una settimana, alla fine ci si ritrova con una zattera da 54 kg...che faccio anch’io fatica a muovere, pensa una donna. 
Appena presa la bandiera maltese, ci siamo liberati della zattera vendendola ad un pescatore e ne abbiamo acquistata una della Zodiac da 4 persone senza nessuna dotazione all’interno risolta con una grab bag in dinette sempre pronta. Peso totale meno di 30 kg...un po’ meglio, non avevamo pero’ calcolato che essendo più piccola e stretta se ne sarebbe andata a zonzo nel ricettacolo di poppa. Provato a inserire delle tanichette per riempire gli spazi, ma le onde sollevavano le tanichette e una se ne è sparita, legate le tanichette per non perderle ma ogni tanto bisognava scendere a poppa legati per risistemare il tutto ... per non perdersi la zattera per strada. Dopo un giorno di vari tentativi alla fine sono riuscito a legare la zattera almeno in maniera di non perderla. 

Gli ultimi due giorni per fortuna siamo riusciti a godercela un po’, Antonella sempre più gagliarda ormai si gestisce le due vele di prua da sola, è ormai veramente in controllo della barca, durante tutta la traversata mi ha anche curato con i suoi brodi portentosi, per via che avevo lo stomaco completamente chiuso a qualsiasi cibo solido, cuoca skipper ecc... i travestimenti  continuano.
Nel frattempo vari avvistamenti, delfini e dei piccoli balenotteri con il muso tondo ...dobbiamo documentarci. 
 Passeggero in transito: una tortora.
Seguiranno una rondine e un passero.

Arriviamo con una grande umidita’, La Graciosa e Lanzarote si intravedono tra la nebbia da una decina di miglia, è però uno spettacolo, vedere queste isole nere avvolte dalla nebbia in mezzo all’oceano.


"quando n'apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna. (135) "
Lanzarote in vista.

Ce l’abbiamo fatta, era una grande sfida per noi senza nessuna esperienza di oceano, per di più in una stagione dove non c’è molta gente che ci naviga, devo dire che siamo stati veramente bravi, ad affrontare tutti i vari problemi.

 Imbocchiamo il canale tra Lanzarote e La Graciosa.

Il posto sembra veramente un paradiso, ci infiliamo nel canale tra Lanzarote e La Graciosa, vediamo il breakwater, dietro solo un piccolo paesino con casine bianche e infissi blu o verdi, proviamo a telefonare ...nessuno, vhf sull’8..nessuno, sul 16 nessuno, va bene che è il primo maggio, pero’ qualcuno ci dovrebbe essere, anche se  questo è  un porticciolo governativo che per accederci bisogna inviare un modulo 5/6 giorni prima a Las Palmas. 

La Graciosa

 La Graciosa: il villaggio di Caleta del Sebo


Va beh..entriamo e da qualche parte ci metteremo.
Appena passati il verde e rosso vediamo un omarino che si sbraccia sui pontili e ci fa’ segno di ormeggiarci al secondo pontile...furbacchione ci ha sentito al vhf, ma mica ha risposto.
C’è ancora una ventina di nodi da nord e all’ormeggio al finger prendo male le misure e mi tocca rifarlo, va beh dopo quasi 6 giorni di lavatrice se po’ fa’. Finito l’ormeggio ci abbracciamo, una grande emozione, una traversata “movimentata” ma ne valeva la pena, anche se siamo stanchissimi e un po’ deperiti. Riusciamo a fare la doccia in barca, riassettare la dinette e fare du fili aglio e olio. Improvvisamente lo stomaco mi si è aperto e magno a quattro palmetti, piatti nel secchiaio e a letto, ci alzeremo dopo 12 ore. Peccato che non c’era Francesco con il suo Ovni 32 Siddharta a prenderci  le cime in banchina, ci siamo mancati per pochi giorni...sarà per  un altra volta.
La mattina si ricomincia subito con i lavori e Antonella e Tatiana con il bucato, dopo aver faticato un po’ a capire che ora era lì ci siamo recati all’ ufficio del porto per le pratiche, abbiamo attraversato il villaggio molto bello. Il responsabile, in un ufficio una persona gentilissima, fa’ tutte le pratiche e alla mia richiesta del costo mi risponde 8.22 euro al giorno...whooow, qui si ragiona, è vero che non c’è luce elettrica sul pontile, ma solo acqua e onestamente non sappiamo neanche se ci sono i bagni o meno...ma chi se ne frega, luce siamo autosufficenti...doccia pure, penso che prolungheremo il soggiorno. Arrivando all’ufficio avevo visto una pescheria, chiedo quindi se è aperta o no, lui risponde che non crede perché per via della festa i pescatori non sono usciti, ma allora gli chiedo come mai il paio di ristoranti incontrati esponevano grandi cartelli con su scritto pesce fresco di giornata...forse volevano intendere freddo e non fresco, fa’ un sorriso sornione e risponde si frio e non fresco. Passiamo dalla pescheria e uno li di fuori ci conferma che è chiusa perché non hanno pescato: prima pescheria in assoluto che vedo chiusa perché non ha il pesce fresco, di solito congelati e surgelati a go go.
Ora sistemiamo la barca e la crew, forse staremo 4/5 giorni, poi un altra sosta a Puerto Calero per poter visitare Lanzarote, rifare cambusa e ...pronti per il 2nd jump.



 Vista dal molo di Caleta del Sebo: lo stretto di mare e la costa- sempre nuvolosa- di Lanzarote.


venerdì 2 maggio 2014

L'arrivo

L'arrivo

Inferno Canto XXVI

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo, (132)

quando n'apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna. (135)

Noi ci allegrammo, e tosto torno' in pianto;
che' de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto. (138)

Tre volte il fe' girar con tutte l'acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giu', com' altrui piacque, (141)

infin che 'l mar fu sovra noi richiuso".

inviato via SSB radio,

seguira' a breve il resoconto della traversata.

La Partenza

La Partenza

1st Jump

Inferno Canto XXVI

Lo maggior corno de la fiamma antica
comincio' a crollarsi mormorando,
pur come quella cui vento affatica; (87)

indi la cima qua e la' menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gitto' voce di fuori e disse: "Quando (90)

mi diparti' da Circe, che sottrasse
me piu' d'un anno la' presso a Gaeta,
prima che si' Enëa la nomasse, (93)

ne' dolcezza di figlio, ne' la pieta
del vecchio padre, ne' 'l debito amore
lo qual dovea Penelope' far lieta, (96)

vincer potero dentro a me l'ardore
ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore; (99)

ma misi me per l'alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto. (102)

L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
e l'altre che quel mare intorno bagna. (105)

Io e ' compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov' Ercule segno' li suoi riguardi (108)

accio' che l'uom piu' oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l'altra gia' m'avea lasciata Setta. (111)

"O frati", dissi "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia (114)

d'i nostri sensi ch'e' del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente. (117)

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza". (120)

Li miei compagni fec' io si' aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti; (123)

e volta nostra poppa nel mattino,
de' remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino. (126)


Tutte le stelle gia' de l'altro polo
vedea la notte, e 'l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo. (129)