Siamo
finalmente a Lorient, meta iniziale della nostra traversata dalle
Azzorre nel 2021 e meta attuale della traversata del Golfo di
Biscaglia.
Lorient
non è solo un porto o una cittadina ma è una intera regione che
comprende diverse città e villaggi disposti lungo le rive dei fiumi
Scorff e Bavet che confluiscono in un unico corso prima di arrivare
al mare. Noi siamo ormeggiati al marina di Kernevel nella località
omonima, sulla riva occidentale di fronte a Port Louis il cui forte
domina il canale e vicini a Larmor Plage cittadina e zona di
villeggiatura.
Lorient
deve il suo nome alle navi che nel secolo XVII arrivavano dall'
Oriente cariche di spezie e seta. È uno dei più grandi porti della
Francia atlantica di importanza strategica e militare. Durante
l'occupazione tedesca dal 1941 viene costruita una base per i
sottomarini che il massiccio bombardamento degli alleati non è
riuscito a distruggere come invece è accaduto per le cittá e le
zone limitrofe completamente ricostruite nel dopoguerra. La base
militare e i sottomarini sono passati all'esercito francese e
impiegati durante la guerra fredda. La base militare esiste tuttora e
insieme al sottomarino FLORE S645 è visitabile, l'area militare è
stata in parte riconvertita e utilizzata come spazio completamente
dedicato alle regate d'altura diventando un punto di riferimento
importante per le grandi regate oceaniche, La Cité de la Voile dedicata a Éric Tabarly e dove fa la sua bella mostra ormeggiato al
pontile il Pen Duick III.
Dopo
le svariate riparazioni e approvvigionamenti, siamo andati a visitare
il sottomarino e il museo annesso e oggi con il sole, dopo tanti
giorni di pioggia, ci siamo goduti una bella passeggiata lungo il mare
a Larmor Plage.
La base a destra e il marina di kernevel a sinistra.
La base militare con gli hangar dei sottomarini e la cité de la voile sullo sfondo
I traghetti hanno la precedenze assoluta e tirano dritti.
Nel canale si naviga con qualsiasi tempo
Il pontile dei transiti e sullo sfondo "La capitanerie " del marina Port de Kernevel
Lorient la Base
Crépe con miele e sidro bretone nelle tazze, in attesa dell'orario di entrata al sottomarino.
Il sottomarino FLORE S645
Il Pen Duick III ormeggiato davanti alla Base
Eric Tabarly e il Pen Duick
Passeggiata a Larmor Plage
Port Louis
Un cipresso di 150 anni malato trasformato in scultura
Larmor Plage
Larmor Plage, la chiesa
La piazza
Passeggiata nell'acqua con la muta !
La boa fanale soprannominata "Cochon" (maiale) che insieme alla verde "Petite Jumente " segnalano il passaggio piú stretto del canale davanti al forte di Port Louis.
Da tempo pensiamo di
muoverci verso il Nord Europa in barca, avendo presente il concetto
che se poi si vuole rientrare in Spagna , bisogna lasciare poi il
nord Europa relativamente presto per l'arrivo delle basse pressioni,
diciamo che gia'a meta' agosto potrebbe essere tardi per il rientro,
quindi seguiamo la logica prima partiamo prima torniamo.
Con questo progetto in
testa decidiamo di partire verso nord il prima possibile che anche se
poi si perdera' tempo strada facendo per il meteo, si guadagnera' uno nel visitare
con calma bei posti lungo la navigazione e si assapora il gusto del
fuori stagione, dove tutto e tutti sono tranquilli e rilassati dove
con 16 euro ci si paga il marina con tutti I confort, due la bellezza
di navigare di inverno che a noi piace tantissimo con nessuno in
giro.
Il problema e' capire
quando e' il prima possibile, in particolare con l'idea di
attraversare il Golfo di Biscaglia in inverno.
Studia che ti ristudia
, chiedi anche in giro , ma la risposta univoca era “non si
attraversa Biscaglia di inverno”
Non ne siamo del tutto
convinti , e continuiamo a studiare per I fatti nostri per trovare
una finestra meteo abbastanza larga , almeno due giorni e mezza che
ci permetta da Gijon di arrivare dalle parti di Lorient o Concarnau.
Capiamo che l'unica
possibilita' in questo periodo non e' quella di infilarsi dietro una
bassa pressione che vada in su', come si farebbe in estate ,ma
piutosto aspettare il passaggio di un alta che transiti su Biscaglia
e cercare di prenderne la parte bassa a destra che regala su
Biscaglia venti da Est/NE, sperando che nello stesso momento pero'
non transiti una qualche bassa pressione in Atlantico che porterebbe
un ingrossamento del mare su Biscaglia.
Con questi termini
facciamo un primo tentativo l'11 di febbraio , sbagliando e cercando
di prendere delle condizioni meteomarine troppo estreme, raffiche
fino a 28/30 nodi , mare fino a 2.5 mt e temperatura di 3 gradi con
l'aggravante che per paura di non prendere il vento in tempo per il
suo veloce allontanamento dalla costa partiamo alle 4 di mattina col
buio profondo...roba da folli, la cosa viene descritta meglio in un
post precedente
http://ovni345.blogspot.com/2023/02/primo-tentativo-di-attraversamento.html
Non demordiamo e
continuiamo a monitorare il meteo, gia' una settimana prima vediamo
una buona finestra per sabato 4 marzo, 18/20 nodi di vento da Est/NE,
mare sotto i 2 metri e temperatura un po' piu' mite di 5/7 gradi con
partenza alle prime luci dell'alba.
La rotta Gijon >
Lorient va' per 21 gradi con una distanza di 266 miglia, con l'Est
anche con la nostra barchetta che stringe la bolina come una
mongolfiera sgonfia riusciremmo comunque a fare una bolina
strettissima, ma con l'alternarsi del NE diventa mission impossible.
Pensiamo come strategia
di muoverci su Santander, 90 miglia piu' ad est per incrementare
l'angolo e viaggiare in bolina larga e stringerla con l'avvento del
NE, valutiamo la cosa , ma il meteo non aiuta.
Dovremmo spostarci 3
giorni prima di sabato e non siamo convinti che il meteo tenga botta
e non vorremmo fare un viaggio di 180 miglia tra andata e ritorno
senza motivo.
Il meteo tiene , e la
finestra rimarra' aperta fino a martedi 7 marzo pomerigio quando si
avranno le prime avvisaglie dell'entrata di due grosse perturbazioni
a trenino con 2/3 giorni di burrasca forza 7 e mare da 4/5 mt.
Sabato mattina alle
08:15 in una giornata grigia e senza sole molliamo gli ormeggi e via
che si va'.
Per esperienza abbiamo
capito che per le prime 2/3 ore di navigazione da Gijon verso nord
non c'e' vento per via della conformazione delle coste Cantabriche e
Asturiane, infatti alla terza ora a circa 15 miglia incontriamo il
vento.
Una mano alla randa e
il genoa a fiocco con 20/25 nodi di apparente e la falchetta in acqua
decidiamo di farci condurre dal timone a vento , e se la cava bene ,
un oscillazione di una decina di gradi, non peggio di un qualsiasi
autopilota senza bussola giroscopica.
Dopo 3 ore pero' il
vento diventa piu' rafficato con salti sul NE e il timone a vento
non ce la fa' a starci dietro e andiamo di autopilota.
In navigazioni di 2 o piu' giorni , normalmente il primo giorno e' il
piu' critico per le persone, il fisico non e' abituato a tutto quella
confusione e sballottamenti, ha bisogno di tempo per seguire i movimenti e ad abituarsi, in tutte le nostre navigazioni il primo
giorno da' problemi. Non da essere completamente fuori gioco e
buttarsi per terra e voler morire, ma abbastanza da non riuscire a
mangiare e andare sotto coperta a fare dei lavori , puo' essere complicato.
Se a tutto cio' ci si
aggiunge poi un andatura con falchetta in acqua , si soffre, e le
condizioni di vita diventano dure.
Facciamo piu' di 24 ore
con una notte di mezzo di bolina dura con un paio di metri di onda,
non proprio la navigazione dei propri sogni.
Il secondo giorno gia'
si va' meglio , si ricomincia a smangiucchiare e vedere le cose con
un altra prospettiva, poi naturalmente cominciano I problemi, che ce
ne sono sempre anche con una meticolosa preparazione della barca.
Prima di partire
decidiamo di sostituire il vecchio iPad con un nuovo tablet Android,
tutto bene , riusciamo a far migrare tutte le carte Navionics
dall'account sul nuovo tablet.
Usualmente usiamo il
tablet per gli atterraggi , per avere la cartografia in pozzetto,
perche' normalmente utilizziamo come cartografico OpenCpn su un
piccolo PC industriale sul carteggio, una cosa che pero' ci mancava
durante la notte quando io o Antonella dormivamo era di non avere la
situazione AIS sotto controllo dal pozzetto , per non svegliare il/la
dormienete in caso di allarme AIS abbiamo un mini speaker
interfacciato col PC via Bluetooth , che ci portiamo in pozzetto
cosi' che se suona un allarme uno scende e va' a controllare. Per
ovviare questo problema e col fatto che avevamo il tablet nuovo , con
l'aiuto del nostro amico Rob del Blackfish II abbiamo installato un
mini router che converte I segnali NMEA 0183 in wi-fi e diretto
quindi al tablet, dove ora si possono seguire le evoluzioni delle
barche con AIS dal pozzetto.
Per problemi di spazio
...ahhhh le barche piccole, l'ho installato in uno stipetto
incastrato tra l'AIS e il modem Pactor per le trasmissioni via radio
SSB.
Il primo giorno la
radio ha funzionato regolarmente e ci tenevamo in contatto via email
via Winlink con gli amici che ci seguono e che sono registrati come
referenti a terra sulla lista del SAR,il secondo giorno
improvvisamente ogni volta che provavo a connettermi con la radio mi
bloccava tutto e mi avvertiva di un problema di connessione col
Pactor, non mi era mai successo una cosa cosi', ho pensato che
l'unica cosa nuova aggiunta era il router, cosi' l'ho scollegato e
tutto e' tornato a funzionare, che spaghetto pero' , pensa se non
avevano piu' notizie da noi che potevano pensare, anche se abbiamo
sempre o quasi un piano B, in questo caso abbiamo anche un vecchio
satellitare da utilizzare solo per le emergenze e caricato con una
prepagata senza contratto.Rimaneva il problema dello scaricare i meteo ecc..
Il secondo giorno in un
calo di vento decidiamo di accendere il motore , non esce acqua dallo
scarico, penso subito alla girante anche se e' stata sostituita una
settimana prima di partire.Antonella cerca di fare andare al meglio
la barca a vela , io comincio a smontare il coperchio della pompa
dell'acqua salata , lavorare sotto coperta non e' uno spettacolo e
ogni tanto devo andare in pozzetto a riprende fiato.
Estraggo la girante e
la trovo con due palette rotte ma per fortuna ancora collegate e non
disperse nei meandri dello scambiatore di calore.
Mi sa' che quella
girante l'avevano a magazzino dalle guerre puniche.
Rimonto la nuova
girante e via che l'acqua circola.
Il terzo giorno dopo
aver navigato a vela in vari bordi a perdere per via dell'entrata di
vento forte da nord , decidiamo di accendere motore per cercare con randa e
motore di avere un angolo decente verso la meta invece che dirigerci
verso la Groenlandia.
Dopo un paio di ore
sentiamo il motore che cala di giri, 100/200 giri , per poi
riprendersi e cosi' via con cali ogni mezzoretta.
Premetto che prima di
partire avevo pulito a mano il serbatoio del gasolio, pulito il
prefiltro, sostituito il filtro gasolio, caricato gasolio solo
attraverso taniche e filtrato attraverso l'imbuto decantatore, quindi
quasi la certezza che non poteva essere un problema di gasolio,
rimaneva la possibilita' di un mini trafilamento di aria.
Antonella di nuovo al
timone e fare andare la barca al meglio a vela purtroppo con angoli
non proprio interessantii per la nostra destinazione.
Io di sotto scoperchio
lo scoperchiabile per poter accedere a tutte le fascette metalliche
poste sulla linea di aspirazione del gasolio, da notare che il nostro
serbatoio e' a prua mentre il motore quasi a poppa. Insomma di nuovo
a fare immersioni e ogni tanto tornare in pozzetto per rigenerarmi.
Niente da fare, anche
ripassando tutte le fascette il problema rimane e rimarra' fino
all'arrivo con conseguenti quasi arresti cardiaci ogni qualvolta
sentivamo il motore calare di giri con la paura che si spegnesse
completamente, con la prospettiva di rimanere la' in mezzo ad
aspettare I 4 giorni di burrasca forza 7.
Col nord che era venuto
su , giusto di direzione ma non certo di intensita' , non ci
permetteva di arrivare alla meta, quindi dopo diverse opzioni
dall'atterraggio in ordine a Concarnau, Lesconil Le Guilvinec, Belle
Ile, finalmente dopo ore il vento si attenua e possiamo dirigerci
verso Lorient.
La saggezza nautica
insegna di non entrare di notte in porti sconosciuti e grandi,
naturalmente non abbiamo scelta e ci apprestiamo ad entrare verso le
3 di notte, siamo ben attrezzati con portolano e diverse carte, ma di
notte con quel milione di boe, mede lampade, lampioni lanterne,
lumicini da cimitero , i paesi interni con I loro semafori e quanto
di piu' lampeggi verde/rosso/bianco, puo' diventare complicato.
Praticamnte ci sono due
entrate attraverso due diversi canali di navigazione Passe du Sud e
Passe du Ouest, quello sud viene sconsigliato dal portolano in entrata
di notte perche' molto stretto, decidiamo di entrare dall'ovest .
Provenendo dalla dritta
dell Ile de Groix e andando verso nord si e' praticamente in
dirittura della Passe du Sud che noi vogliamo evitare e appena
abbiamo acque libere dell'isola vorremmo andare verso sinistra per
imboccare il canale ovest.
Ad un certo punto ci
sembra l'invasione delle cavallette, peschereccini e/o motoscafini da
pesca di mezza francia vengono giu' dal Passe du Sud come se non ci
fosse domani, ad un certo punto mi sono trovato 15 bersagli AIS di
questi scatenati che filavano 8/9 nodi , noi eravamo per nord e loro
per sud , un delirio , aggiungendo il fatto che noi dovevamo piegare
verso ovest, ma non potevamo causa sti demoni assatanassati di pesce
alle 3 di mattina !!!!!
In qualche maniera
trovando il momento giusto riusciamo ad imboccare il canale ovest ,
per fortuna nel frattempo sembra che i pescatori siano esauriti e non
troviamo altri problemi se non seguire diligentemente le rotte
raccomandate e gli allineamenti per arrivare al marina Kernevel.
Per fortuna in Francia
, almeno quella atlantica sono super organizzati con i pontili
destinati all'arrivo e ai visitatori, non serve quindi nessun aiuto o
indicazione , troviamo un posto libero al pontile dei transiti, e
alle 5 di mattina finiamo l'ormeggio a Lorient.
Per tirare due linee
finali al racconto che ormai mi sembra un racconto epico, che dire,
abbiamo sofferto un po' il primo giorno , ma poi ce la siamo goduta,
bellissima la navigazione di inverno in questo golfo atlantico e che
golfo.
Antonella sempre pronta
e in forma come non mai, sempre con la spinta e la voglia di alzare
sempre un po' l'asticella come definirla se non come un “Brave
Woman”cosi chiamata dagli amici anglosassoni.
Io in fondo mi diverto
in queste programmazioni un po' al limite per le nostre possibilita,
e a risolvere I vari problemi in tempo reale , ci da' pero maniera di
crescere come velisti e come persone.e a sentirci felici , non per
ultimo la scoperta di luoghi meravigliosi dove il mare e l'uomo
riescono a convivere nella storia.
Questa la simulazione prima della partenza su Weather Routing di OpenCpn, naturalmente e' solo un indicazione, anche perche' ho dovuto inserire le polari della barca che non esistono, al posto di farle ex novo che e' una cosa un po' rognosa, ho preso delle polari che assomigliano grosso modo all'OVNI 345.
Questa di fatto la rotta reale che abbiamo fatto.
Un po' di timone a vento
360 gradi intorno con calma piatta
La bellezza dell'Atlantico d' inverno, quando alla fine e' arrivata calma piatta
Nuvole di umidita' sopra la terra
Arrivati il martedi mattina alle 05:00, gia' dal pomerigio entra la prima depressione , che ne avra' un altra proprio dietro, bello essere ormeggiati mentre fuori si scatenano le burrasche.
In
attesa della buona finestra meteo per riprendere la navigazione e per
celebrare l'anniversario della partenza per la Patagonia di nove anni
fa (vedi link), abbiamo deciso di fare una bella paseggiata e arrivare a piedi fino a Somiò, un sobborgo
a Est di Gijon, la zona residenziale opposta alla vecchia zona
industriale vicina al porto a Ovest della cittá.
Il
percorso inizia dalla spiaggia di S. Lorenzo e prosegue lungo costa.
Tra una scogliera e l'altra ci sono varie spiagge, Gijón ne vanta
piú di dieci. Il sentiero è ben tenuto, percorso lastricato con
lampioni, qualche panchina ogni tanto, cestini e zone picnic. Lungo
il percorso si incontrano sculture di vario genere, molte in metallo
arrugginito che sembra fatto apposta.
Siamo
partiti presto da casa, verso le 9, che per i locali è quasi alba, e
così c'era poca gente in giro.
La vista della costa é magnifica, dalla spiaggia del Rinconin fino a quella di Peñarrubia al capo S.Lorenzo. L'area del capo e della collina- Colina del Cuervo- é parco - Parco del Cabo de San Lorenzo - e in cima c' é un punto panoramico o belvedere (mirador). Dalla collina alla strada si passa vicino alla Cappella della Provvidenza che da il nome all'area. La Cappella della Provvidenza ha una storia tormentata di ricostruzioni a seguito di crolli e incendi. In origine c'era un eremita nella grotta sull'isola Tortuga davanti al Capo San Lorenzo, in seguito fu costruita una cappella come eremo con le statue di San Lorenzo e San Raffaele distrutta prima da un incendio poi durante la guerra civile. Il percorso prosegue verso Est lungo la costa e collega altre spiagge. I
depliant dell'ufficio turistico sono carenti di cartine e abbiamo
dovuto arrangiarci con il gps di google map sul telefono per raggiungere la strada e la fermata dell'autobus.
Pensavamo
di trovare una sorta di centro del paese a Somió, e magari un
baretto dove rifocillarci ma abbiamo incontrato solo grandi ville con
giardino super recintate e super sorvegliate. A un certo punto
google map ci ha portato in una strada chiusa e per trovare una via
d'uscita abbiamo attraversato un fosso. Alla
fine il bar lo abbiamo trovato allo stadio che all'esterno ha una
serie di bar e ristoranti. Il Rio Piles che sfocia
tra la spiaggia di S.Lorenzo e il Rinconin fa da confine tra Gijón e
Somió passando per il centro de La Guia, lo stadio del Molinon, il
palazzo dello sport e il museo del Pueblo Asturiano.
L'idea
iniziale era di arrivare nel paese e prendere un autobus per il
ritorno, ma alla fine visto che le gambe tenevano e la distanza non
era molta siamo arrivati a casa a piedi con grande soddisfazione per
un totale di circa dodici kilometri.
Il tragitto
La spiaggia di San Lorenzo
La spiaggia del Rinconin (angolino)
Nel video, sullo sfondo il promontorio di Santa Catalina con le terme romane in basso e sulla destra il porto commerciale e industriale.
Monumento alla madre dell'emigrante
Si vedono le alte montagne -piú di 2000 mt.- della Cordillera del Cantabrico (probabilmente quelle de Las Ubiñas de la Mesa)
Verso il Capo San Lorenzo, s'intravede l'isolotto Tortuga davanti al Capo.
Le montagne a Sud Ovest dietro la cittá.
In cima alla collina il belvedere ( edificio triangolare) e in basso la spiaggia di Peñarrubia
Vista della cittá e della baia di San Lorenzo
6360 metri di distanza dalle terme all'inizio della baia di San Lorenzo
Considerando
che non siamo mai stati e probabilmente non lo saremo mai dei
navigatori dei cosidetti tre 20 come il 95% dei navigatori oggi (
navigatori che si muovono nelle fasce tropicali quindi 20 lat sud, 20
lat nord e media di temperature di 20 gradi) , ci siamo cosi’
inventati una nuova classe di navigazione a noi piu’ consona e
l’abbiamo nominata i 3, 30 , 30 , cioe’ 3 metri di onda, 30 nodi
di vento e 30 grad i fahrenheit (equivalenti a -1 grado celsius)
Con questi presupposti abbiamo
cominciato a pensare ad attraversare il Golfo di Biscaglia in
inverno.
Guarda che ti riguarda il meteo
appare una finestra diciamo decente intorno a sabato 11 febbraio ,la parte ovest di una enorma alta pressione, 25/30 nodi gusts da est, 2.5/2.9 metri di onda, non proprio uno
spettacolo ma diciamo fattibile.
Altra incognita , che il venerdi
buffa sui 30 nodi e mare a quasi 3 metri di onda, non si va’ e si
aspetta il sabato, il problema e’ che il sabato il vento da est
tende ad allontanarsi velocemente dalla costa lasciando dietro una
gran bolla di vento zero.
L’unica possibilita’ e’ di
correre dietro al vento, partire cioe’ alle 3 di mattina del sabato
e smotorando dopo 3 ore incocciare 20/25 nodi da est.
Cosi’ facciamo, si prova a dormire
un paio di ore in barca senza grande successo e alla mattina alle 3,
sveglia e prepariamo la barca , altra incognita, il termometro sotto
al hard top segna 4 gradi, fuori ce ne saranno 3.5.
La mattinata e’ favolosa, sereno
senza una minima nube, luna all’80% , alle 4 molliamo gli ormeggi e
si va’.
Le prime tre ore, da manuale, si
smotoricchia , si attende e si balla sotto un mare residuo da
NW da un paio di metri,.
Alle 07:00 puntuale come un orologio entra
l’est sforzato a 25 nodi, una mano alla randa e genoa ridotto a
fiocco, si va’ di bolina larga/traverso, la vita a bordo non e’
delle piu’ felici e il freddo morde.
Dopo neanche mezzora il vento
rinforza e ruota da E/N/E , costringendoci a stringere la bolina a
ferro, intanto il vento ha ben pensato di crearsi una sua onda che
purtroppo va’ a collidere con la gia’ presente da NW, e si crea
un finimondo di mare incrociato.
Resistiamo un'altra mezz’oretta ma
ci rendiamo conto che anche per noi oggi non ce ne e’ , non
possiamo navigare altre 250 miglia in quelle condizioni, breve
meeting e la decisione e’ presa si torna a Gijon e ci si prepara a
nuove avventure.
180 gradi e ce ne torniamo al marina
di Gijon
Altre volte ci e' capitato di dover
tornare indietro per vari motivi , principalmente il meteo, e ci
rimaneva sempre un po' di amaro in bocca, non e' mai bello tornare.
Ma questa volta non e' cosi', ci
siamo resi conto che abbiamo voluto alzare l'asticella in uno dei
golfi piu' problematici del mondo in inverno, ora cominciamo a
capirne un po' meglio le dinamiche del golfo dove immense profondita'
risalgono vertiginosamente creando onde enormi , dove il fech
lunghissimo trasporta mare e onde fin dalla Groenlandia
constantemente , e questo mare da Nord Ovest si va' a scontrare con
qualsiasi altro mare si crea con il vento.
Naturalmente gli amici ci hanno dato
dei matti, ma del resto se non si fa' cosi' come si fa' a capire i
propri limiti e quelli della barca.
E' stata anche una grande occasione
per testare tutto in barca e per ripassare tutti i check da fare
prima di una grande partenza, tutto ha tenuto a dovere , tutto si e'
comportato regolarmente, come al solito l'anello debole e' la crew e
non la barca.
Nema problema, si ricomincia lo
studio del meteo e non si molla , a breve ci si riprova.
Bv Angelo
Come si presenta la situazione per sabato mattina
Ingrandendo pero' si nota verso la 04:00 che il vento tende velocemente ad allontanarsi da costa
Con queste previsioni decidiamo la partenza alle 3 di mattina "rincorrendo" il vento.
E' con grande emozione che annuncio la pubblicazione su Amazon, in versione cartacea e ebook del libro che raccoglie le vignette e i fumetti ispirati da situazioni vissute durante il viaggio di cinque anni in Patagonia. Ho inserito nell'introduzione anche un breve fumetto autobiografico che racconta come ho affrontato la mia paura per il mare e come è nata la mia passione per la vela. Il fumetto si intitola "Call it Courage" dal titolo di un libro per ragazzi di Armstrong Sperry pubblicato in Italia negli anni '60 da Salani con il titolo "La grande impresa di Mafatu".
Devo ringraziare soprattutto Angelo per avermi incoraggiata a mettere insieme questi disegni e a dargli un ordine con il risultato di dargli valore e condividerli con altri. Il progetto è nato nel 2018 con la vignetta in inglese che appare in copertina e così anche la prima stesura è stata in inglese, poi ho riscritto tutto in italiano. In tutto 61 pagine con più di trenta tra vignette e fumetti.
Ringrazio inoltre
i disegnatori e vignettisti Mike Peyton e Enea Riboldi (Buon Vento, Ed. Incontri Nautici) per avermi ispirato con le loro vignette,l’artista e fumettista (Marcela Trujillo - Maliki) per il corso “graphic novel autobiografica” su Domestika.org,Giorgio Ardrizzi e Mariolina Rolfo autori di “Nautical Guide to Patagonia and Tierra del Fuego” per la documentazione,e non per ultimo per l'ispirazione il libro:“Sail-ing,
the fine art of getting wet and becoming ill while slowly going nowhere
at great expences” (a dictionary -illustrated- for land lubbers, old
salts and armchair drifter) by Henry Beard & Roy McKie.**Navigare, la fine arte di bagnarsi e ammalarsi, mentre si va lentamente da nessuna parte, spendendo molto. (Dizionario illustrato per marinai d’acqua dolce, vecchi lupi di mare e vagabondi in poltrona.) Di Henry Beard & Roy McKie